Consiglio nazionale di Slow Food Italia a Guardiagrele: «Accrescere il dialogo, per accrescere la presenza sul territorio»

L’associazione: «Ci schieriamo a fianco degli operai della Ball»

«Migliorare l’organizzazione interna e accrescere il dialogo, creare nuove sinergie operative per essere più presenti sul territorio e far conoscere quanto avviene nel mondo Slow Food al più vasto numero di persone possibile», questi sono gli intenti emersi alla fine del primo incontro del nuovo consiglio nazionale che si è riunito per due giorni nell’incantevole e accogliente borgo di Guardiagrele (Ch). I lavori sono stati aperti da una testimonianza di un operaio della Ball, multinazionale produttrice di lattine per soft drink. L’azienda, durante uno sbrigativo incontro con le maestranze, a metà ottobre, ha comunicato la chiusura dello stabilimento di Campotrino a San Martino sulla Marrucina (poco distante da Guardiagrele) il 25 dicembre. Lo stabilimento in questione lavora, ha commesse, produce utile, senza contare i macchinari all’avanguardia e gli standard qualitativi ed ecologici alti, che permettono di limitare al massimo gli scarti. Allora perché chiude cancellando anni di lavoro e di relazioni umane, cancellando le speranze e i sogni delle 70 persone che lavorano in azienda e delle 15 nell’indotto? La spiegazione ufficiale è per potenziare lo stabilimento a Nogara (Vr), ma nel frattempo la produzione viene trasferita in Serbia.

«Slow Food Italia è vicina ai lavoratori e alla comunità che attorno a questa attività si era creata. Una realtà fiore all’occhiello cancellata in un battito di ciglia senza minimamente prendere in considerazione l’aspetto umano. Tutto questo per incrementare il profitto, perché l’azienda è sana e opera in un mercato che si prevede in crescita, visto che l’alluminio è un ottimo imballaggio duraturo e riciclabile» dichiara il Comitato esecutivo di Slow Food Italia.

«Questo fatto – sottolinea il sindaco di Guardiagrele, Simone Del Pozzo – ci deve far riflettere nel momento delle nostre scelte che non possono essere dettate dalle campagne marketing o dal prezzo, dobbiamo nel nostro quotidiano domandarci dove nasce un prodotto e cosa sta dietro il cibo che mangiamo. Per questo sono felice della presenza di Slow Food Italia, che su questi temi si batte da anni. Perché non va dimenticato che sono territori come i nostri che rispondono meglio alla filosofia Slow Food e alla Dichiarazione di Chengdu». L’approccio da seguire è quello che Simone Serra, responsabile di Slow Food Majella, promotore e organizzatore di questo Consiglio nazionale, ha sottolineato nel suo intervento: «All’inizio ho cercato di capire le mille sfaccettature dell’azione di Slow Food; le cose che fa, la filosofia e le iniziative, poi pensato come realizzarle nel mio territorio».

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