Come mai al Nord i piselli costano quasi il doppio che nel resto d’Italia?

Già da qualche settimana trovate sui banchi del mercato i piselli freschi, uno dei nostri ortaggi preferiti in primavera: un vero segnale che la bella stagione è in pieno svolgimento. Quel gusto dolciastro, il profumo che si spande immediatamente mentre iniziamo a sbaccellarli in casa: un piccolo rito primaverile che può divertire e gratificare in maniera semplice grandi e piccini.piselli

Abbiamo aspettato a consigliarveli per il sabato al mercato perché fino alla scorsa settimana le produzioni settentrionali non erano ancora attive. Va detto che le “nordiche” sono coltivazioni di piccole dimensioni, almeno quelle che poi finiscono nei mercati che frequentiamo. I campi più estesi di piselli, al Nord, sono in preponderanza dedicati all’industria conserviera: questo prodotto lo troverete poi al banco surgelati, per tutto l’anno. I piselli sono una delle poche verdure che perdono meno qualità una volta surgelati, per questo si sono diffusi tantissimo e hanno soppiantato il prodotto fresco. Che comunque non ha rivali.

Al Centro-Sud resiste bene questo tipo di consumo, che da oggi possiamo provare anche nelle regioni settentrionali: un semplice contorno se passati in padella con olio o burro, gli abbinamenti perfetti con pancetta e guanciale, oppure con le seppie.

Ragionando di prezzi registriamo un dato problematico per chi ha a cuore il consumo etico, ciò che noi di Slow Food chiamiamo co-produzione nel rispetto del “buono, pulito e giusto”. I piselli del Nord costano quasi il doppio di quelli del resto della Penisola: 4 euro al chilo contro 2/3. Perché? Da un lato è vero che ora sono una primizia, ma le cose non cambieranno tanto da qui a luglio, quando dalle aree collinari e montane arriveranno gli ultimi piselli della stagione. Questo tipo di prodotto esige la raccolta a mano e i costi si abbattono soltanto pagando poco la manodopera. A quanto pare al Nord, dove ci sono estensioni più piccole, per lo più affidate a contadini con aziende a conduzione famigliare, si sceglie di non doversi poi affidare a un numero consistente di raccoglitori, mentre al Sud, purtroppo, resiste un comportamento poco corretto nei confronti dei braccianti, spesso immigrati. A volte si sfocia in un vero e proprio sfruttamento: non vorremo che quell’euro in meno al chilo fosse costato sofferenza per qualcuno. Se non ci è dato sapere, allora meglio comprare locale e da chi conosciamo.

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it

Da La Stampa del 23 aprile 2016

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