Clima, il negazionismo è una bomba contro il futuro

L’annuncio della decisione di Trump rispetto all’uscita degli USA agli accordi di Parigi era stata annunciata nei giorni scorsi da alcuni siti internet ed è arrivata puntuale alle 21 di mercoledì. Fino all’ultimo era rimasta viva la flebile speranza che il presidente non facesse un passo da molti considerato politicamente poco utile oltre che antistorico. Speranza puntualmente disattesa.

La dichiarazione ufficiale da parte di Trump arriva al termine di una settimana di viaggio in Europa, per partecipare al G7 di Taormina a margine del quale ha incontrato, oltre ai leader politici del vecchio mondo, anche Papa Francesco. Ecco, proprio due anni fa, alla fine di maggio 2015, usciva l’Enciclica Laudato Si’, il documento filosofico-politico (oltre che spirituale) più incisivo finora scritto da Francesco. Quel testo partiva dalla considerazione che il cambiamento climatico a cui stiamo assistendo, unito a un modello economico che concentra le ricchezze e mortifica i più poveri, sta portando a un disastro di tipo ambientale e sociale senza precedenti. Per questo il Papa sollecitava la governance internazionale a intraprendere azioni concrete per arginare un fenomeno provocato in larga misura dalle economie più forti. Non solo, ma faceva esplicito riferimento alla necessità che i governanti non lasciassero passare invano la COP21 di Parigi prevista per dicembre 2015, e che al contrario la trasformassero in un momento di forte inversione di tendenza rispetto a un’inazione prolungata e ormai deleteria. L’appello funzionò, e dal meeting di Parigi uscì, per la prima volta, un accordo programmatico che impegnava la maggioranza degli Stati del mondo a intraprendere azioni concrete per contenere gli aumenti delle temperature. Non è un caso che in occasione del loro incontro della scorsa settimana Francesco abbia deciso di donare proprio una copia dell’Enciclica a Trump, dopo aver peraltro sollecitato una riflessione sui temi ambientali all’interno del G7.

Nonostante lo sforzo del Pontefice, oggi possiamo dire che quello slancio (nemmeno troppo pronunciato per la verità) che si era avvertito dopo gli accordi di Parigi, si arresta bruscamente. Si torna indietro di due anni dal punto di vista degli atti formali, ma la frittata è ben più grossa, perché ora bisogna vedere che futuro ci sarà per un’azione condivisa sul clima. Al momento gli scenari sono piuttosto cupi. Oltretutto la prossima settimana a Bologna si tiene il meeting dei ministri dell’ambiente dei G7, e sarà interessante capire quale margine di discussione ci sarà e quali temi verranno toccati. Quel che è certo è che gli USA saranno il classico convitato di pietra.

La scienza è unita su pochissime questioni, e una di queste è certamente il riconoscimento del cambiamento climatico come effetto dell’azione umana sul pianeta. In un momento storico in cui avremmo un grandissimo bisogno di unità politica per far fronte a questa sfida, il negazionismo trumpiano colloca una bomba a orologeria sotto i nostri piedi e sotto quelli dei nostri figli. La speranza è allora che Europa, Cina e India si assumano la responsabilità di guidare una risposta ancora più forte, unita e convinta per dimostrare che qualcosa si può ancora fare, che una cooperazione sulle tematiche ambientali è non solo possibile ma anche proficua. Anche perché, e questo non è sfuggito nemmeno ad alcuni consiglieri del governo USA, purtroppo inascoltati, la transizione verso un’economia verde significa posti di lavoro in settori innovativi, significa sviluppo in aree marginali, significa ricerca di qualità.

Da oggi si apre uno scenario nuovo, in cui la leadership su quello che sarà il tema centrale degli anni a venire deve trovare rapidamente una casa. Speriamo che la trovi in fretta, perché la nostra casa comune sta evidenziando fin troppo bene le difficoltà a cui la stiamo sottoponendo. L’Europa è pronta a rinsaldare le sue fila?

 

Carlo Petrini

c.petrini@slowfood.it

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus