Cina, un terreno fertile per le sfide di Slow Food

Il Congresso internazionale in programma da venerdì 29 settembre a domenica 1 ottobre rappresenterà un momento fondamentale per il futuro della nostra associazione, perché inizierà a disegnare l’assetto che avrà Slow Food nei prossimi dieci, venti anni. Tra le parole chiave ci saranno internazionalità e globalità, intese sia come diffusione globale del movimento, sia come organizzazione senza barriere, aperta e inclusiva.

La scelta di organizzare il Congresso in Cina testimonia questa volontà di avere un approccio globale. Si tratta infatti di un Paese che sta affrontando uno dei più grandi dilemmi agricoli del mondo: come nutrire un quinto dell’umanità avendo a disposizione soltanto il 7% dei terreni agricoli del pianeta. E si tratta di un Paese che, a partire dagli anni ’80, ha fatto una serie di scelte devastanti per l’ambiente, fondando il proprio sistema agricolo su una potente industrializzazione e sull’uso massiccio della chimica, con un enorme impiego di pesticidi e di fertilizzanti di sintesi. Le ripercussioni di questa scelta sono state gravissime sia a livello nazionale, sia a livello globale.

È altrettanto vero, però, che l’agricoltura in Cina ha una storia ultramillenaria, caratterizzata da pratiche agricole ecologiche. Prima di una modernizzazione massiva, per secoli la Cina ha prodotto cibo per la propria numerosa popolazione senza usare fertilizzanti chimici o pesticidi, possedendo il più vasto patrimonio alimentare del pianeta.

Negli ultimi anni il governo cinese ha deciso di intraprendere una fase di transizione verso un modello di sviluppo verde, più attento all’ambiente, alla qualità e alla salubrità del cibo. Tra le varie rivoluzioni che la Cina sta compiendo c’è, ad esempio, la recente decisione del governo di tagliare il consumo di carne del 50%. Una scelta che gioverà non solo alla salute dei cinesi (una percentuale molto elevata della popolazione è colpita da patologie legate a una non corretta alimentazione), ma anche a quella del pianeta, riducendo le emissioni di CO2 e limitando la deforestazione che si pratica per far spazio agli allevamenti.

La Cina rappresenta pertanto un ottimo contesto per discutere le sfide del futuro di Slow Food legate alla globalità, all’integrazione, alle diversità culturali e alimentari, alla difesa dell’ambiente, all’accesso alla conoscenza, all’informazione. Non a caso il Congresso si aprirà con un convegno dedicato al rapporto fra cibo e cambiamenti climatici, cui parteciperanno anche esponenti del governo cinese.

Sarà insomma una tappa importante nella battaglia di Slow Food per cambiare il sistema di produzione e consumo del cibo e per far sì che ogni singola persona del pianeta possa avere diritto all’accesso a un cibo buono, pulito e giusto.

 

Paolo Di Croce

segretario generale di Slow Food Internazionale

 

tratto dal numero 2/2017 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

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