Cime di rapa, friarielli, puntarelle e catalogna in piena forma: approfittiamone

L’annunciata ondata di gelo è arrivata, sopratutto in Meridione. Ciò significa che presto molte produzioni agricole subiranno un rallentamento e una riduzione quantitativa. In alcuni casi anche uno stop. Ma non è ancora il momento di correre ai ripari:  i prodotti arrivano ancora con regolarità e offrono alcune convenienze. Sarà per poco, ma tant’è. Facciamo dunque una piccola panoramica sull’andamento delle coltivazioni, con qualche solito consiglio.

Iniziamo dai carciofi spinosi sardi. Vi avevamo raccontato di una loro penuria dovuta alle alluvioni che avevano colpito l’isola, ma che per un po’ si sarebbero ripresi. Ecco, questa settimana e la prossima sono buone: soltanto 15 giorni ma con un afflusso di prodotto normale e prezzi accettabili, dagli 80 centesimi a 1,5 a pezzo. Poi, visto il ciclo vegetativo delle piante, occorrerà attendere ancora, perché si ripresenterà la scarsità (e prezzi) a cui siamo sempre stati abituati in quest’inverno.

Poi passiamo alle arance rosse di Sicilia, le tarocco in particolare. Ne descrivemmo una situazione quasi idilliaca alcune settimane or sono, ma l’eruzione dell’Etna, con le sue ceneri finite sugli agrumeti, ha rovinato una parte della produzione. Purtroppo con queste polveri le arance tendono a deperire in fretta e non arriveranno sulle nostre tavole, soprattutto al Nord.

Infine, dalla Puglia, Campania, Lazio e altre regioni del Sud in cui si coltiva ancora in pieno campo possiamo approfittare degli ortaggi quali cime di rapa e friarielli, oppure di tutta la serie di catalogne esistenti: dalle classiche da cespo fino alle famose (non soltanto più nel Lazio) puntarelle, dette tecnicamente da germoglio. A differenza delle catalogne da cespo, che vanno bollite, le puntarelle si possono anche consumare crude, in pinzimonio intere o come vuole la cucina romana, tagliate sottili e arricciate in acqua e ghiaccio, poi condite con una salsa a base di olio, aglio e acciughe.

La catalogna da cespo ha più versatilità in cucina. Molto più amara delle puntarelle, va bene per torte salate, per essere lessata e ripassata in padella, con la pasta o come ingrediente in zuppe e minestre. Le catalogne da cespo non supereranno 1.50 euro al chilo, mentre le puntarelle potranno arrivare anche a 2,50, partendo comunque da prezzi decenti.

Carlo Bogliotti

Aggiornato e tratto dall’articolo uscito su La Stampa del 5 gennaio 2019

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