Ciao Graziella. Alla sua famiglia la vicinanza e l’affetto di tutta Slow Food, a lei e alla sua memoria la gratitudine per quanto ci hai insegnato.

Graziella Picchi, “La Picchi”, non c’è più. La notizia ha lasciato increduli i suoi tanti amici e quanti hanno nel tempo collaborato con lei o usufruito delle sue ricerche. Aveva fatto parte della giuria del Premio Slow Food per la Biodiversità, segnalando con affetto e stima le belle storie della sua regione, le Marche.

Era nata 78 anni fa sulla collina di Ca’ Imarini nel comune di Cagli (Pu) da una famiglia contadina insieme alla quale aveva sperimentato la guerra e la fame. Una vita iniziata come tante: pochi studi, subito matrimonio e tre figli. Verso i 30 anni, nel 1968, il risveglio e verso i 40 anni, la rivolta, la laurea, gli studi con l’Insor, le collaborazioni in tutte le riviste di enogastronomia, di sociologia rurale, di antropologia… il suo ultimo lavoro è stato una ricerca sull’olio in Italia per la Treccani.

Ha lavorato molto con l’Insor, l’Istituto di Sociologia rurale, diretto in allora da Corrado Barberis. Andreina de Tomassi, giornalista e animatrice culturale del medesimo territorio la ricorda così: «Oltre ai grandi lavori, realizzava piccole ma deliziose ricerche: dalla lumaca alla pecora sopravvissana, sempre con impianto scientifico, ma con quel tocco di favola folk che aiutava a capire. Bellissimi i suoi libri sui frutti dimenticati, scritti per le nostre Province marchigiane. Non basterebbe un monumento per tutto quello ha fatto per le Marche e per la biodiversità italiana. Ha mantenuto e ricucito la civiltà rurale, fino a che ha potuto».

Alla sua famiglia la vicinanza e l’affetto di tutta Slow Food, a lei e alla sua memoria la gratitudine per quanto ci hai insegnato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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