Ci nutriranno gli insetti

La Terra si prepara a ospitare nove miliardi di persone. Con un pianeta insufficiente a sfamarci tutti, non possiamo che chiederci come far fronte alla domanda di cibo in constante aumento. Potenziare il sistema produttivo attuale non è fattibile: non si può pensare che il malsano consumo occidentale si diffonda così com’è in tutto il mondo. È arrivato il tempo forse che anche noi iniziamo a prendere in considerazione altre fonti di sostentamento che non prevedano un sistema industrializzato di produzione di cibo. A questo proposito i funzionari per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (Fao) si stanno occupando del ruolo degli insetti nel sistema alimentare, dopo aver documentato l’importanza significativa che questi animali svolgono nelle diete di Paesi come la Thailandia, la Cambogia e il Perù. casumodde

La Fao ha, negli ultimi anni, commissionato diversi studi, redatto relazioni e organizzato meeting sulla dieta insettivora e le sue conseguenze.

L’incontro a Ede (municipalità dei Paesi Bassi), organizzato congiuntamente dalla Fao e dall’Università di Wageningen (Conference Insects to feed the world, 14-17 maggio 2014), è stato il culmine di tutti questi sforzi, la prima grande conferenza internazionale che ha riunito entomologi, imprenditori, nutrizionisti, cuochi, psicologi e funzionari governativi al fine di discutere dell’inserimento degli insetti come alimenti e mangimi, in particolare in Occidente. Sono state quindi gettate le basi per un possibile inserimento nel mercato degli insetti commestibili.

Bruchi, vermi e larve sono ricchi di proteine e di micronutrienti essenziali, quali ferro e zinco. Occupano meno spazio di un allevamento di vitelli, minori emissioni di gas a effetto serra e hanno un tasso di conversione dei mangimi non paragonabile: un solo chilo di mangime produce 12 volte più proteine commestibili di quante siano contenute nel manzo. Alcune specie di insetti sono resistenti alla siccità e possono richiedere meno acqua di mucche, maiali o pollame.

Gli insetti potrebbero anche sostituirsi alla soia e alla farina di pesce e diventare un mangime decisamente più sostenibile. Inoltre cavallette, formiche e Co. potrebbero essere alimentati con scarti di cibo e deiezioni animali, gli allevamenti di insetti aumenterebbero quindi l’offerta mondiale di proteine favorendo al contempo la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti. Si tratta indubbiamente di un’ambiziosa visione per il futuro della Terra.

L’entomofagia, presente in molte cucine tradizionali e nei sistemi agro-ecologici dei popoli di cui costituiscono parte importante della dieta, non ha mai avuto un riscontro positivo in Occidente. Il ruolo degli insetti infatti, è sempre stato quello di ospite scomodo dei campi coltivati, capace di minare il lavoro di un intero anno. Non c’è quindi da stupirsi se in Europa le leggi che prevedono l’importazione e la vendita ai fini alimentari sono poco dettagliate e in alcuni casi, inesistenti. È questo l’esempio dell’Italia, dove la normativa non prevede il consumo di vermi, bruchi e cavallette considerate nel migliore dei casi una sottocategoria alimentare utilizzata in Paesi con poca alternativa.

È impossibile ignorare l’interesse della comunità del cibo nei confronti di questi potenziali alimenti del futuro, soprattutto se in grado di allievare il mondo da malnutrizione e sprechi. Molti lettori potrebbero storcere il naso al pensiero che questi animaletti entrino a far parte della dieta quotidiana ma la curiosità è tanta. Lo abbiamo constatato al Salone del Gusto e Terra Madre dove il Laboratorio del Gusto sugli insetti tenuto dai ricercatori di Nordic Food Lab (NFL) Istituto di ricerca sul cibo, con sede a Copenaghen ha registrato il sold out. L’inesistenza delle normativa a riguardo hanno fatto si che il laboratorio venisse annullato, l’Italia evidentemente non è ancora pronta ma confidiamo che presto avverrà un’apertura capace di agevolare la ricerca su quella che potrebbe essere una soluzione reale.

Non ci resta che assaggiarli e superare qualche limite, che ne dite?

A cura di Letizia Morino
l.morino@slowfood.it

In foto: Casu modde, ottenuto a partire da pecorini, principalmente Fiore Sardo, che vengono colonizzati dalle larve Piophila casei, delle quali si favorisce l’infestazione

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