Chiude la Locanda Al Gambero Rosso: l’osteria del mangiar lento

Se ne va un pezzo di storia di questo Paese, pietra miliare della cucina povera italiana. La Locanda Al Gambero Rosso di San Piero in Bagno (Fc) chiude le porte al pubblico dopo 63 anni di successi: «Al Gambero Rosso ha rappresentato uno degli esempi più limpidi di osteria italiana. Giuliana e Moreno hanno saputo, nel corso degli anni, dare valore a ricette della tradizione che erano state perdute perché considerate troppo semplici o rappresentative di una civiltà povera che andava rimossa. Loro hanno deciso di scommettere su questi prodotti e su questi piatti e hanno vinto la battaglia: dopo di loro in tanti hanno seguito il loro esempio. Ma il Gambero Rosso non era solo grande cucina, ma aveva anche una capacità unica nel fare sentire l’ospite a casa. Il Gambero ci mancherà tantissimo e chissà per quanti mesi ancora ci verrà voglia di mettere la freccia quando passeremo a San Piero in Bagno. La tristezza però è un po’ alleviata se penseremo a tutti i bei momenti trascorsi a seduti alle loro tavola e al fatto che gli insegnamenti di Giuliana e Moreno vivono in tanti altri locali nel territorio», ci racconta Eugenio Signoroni, curatore di Osterie d’Italia, dove il Gambero è stato presente con la chiocciola per 14 edizioni.

La storia del Gambero Rosso inizia nel 1951 quando Diva e Cecco Saragoni rilevano una vecchia osteria alla quale aggiungono alcune camere da letto trasformandola in locanda. Tra i profumi della cucina arriva Giuliana, la loro figlia, che cresce tra i fornelli, gli arrosti e la pasta fresca tirata a mano da mamma Diva. Gli anni passano e questa bella coppia dalla semplice eleganza sente il peso di anni di duro lavoro.

Giuliana che è diventata maestra di scuola materna a Forlì decide di rilevare l’attività di famiglia. È il 1992 e un’idea ronza nella mente della cuoca novella: una proposta di cucina che guardi anche al passato, una sorta di operazione di archeologia alimentare, che abbia un occhio di riguardo ai piatti poveri della tradizione contadina. Un’operazione che oggi definiremmo culturale e di fondamentale importanza ma che negli anni Novanta, mentre il mondo dava un’accelerata e guardava al futuro sembrava rischiosa e controcorrente.

Giuliana inizia la sua avventura non senza difficoltà.

L’incontro con Slow Food avviene quasi subito e la sintonia che lega l’Associazione alla Locanda si intreccia nella passione di entrambi per il “mangiar lento”. Dopo più di vent’anni di successi è arrivato il tempo del meritato riposo. E ora non possiamo che ringraziare questa grande famiglia.

Foto Credits: piattoforte.tiscali.it 

A cura di Letizia Morino
l.morino@slowfood.it 

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