Movimento per la tutela e il diritto al piacere

Nata Arcigola e fondata in Piemonte nel 1986 da Carlo Petrini, Slow Food diventa internazionale nel 1989 come «Movimento per la tutela e il diritto al piacere» e un manifesto d’intenti che pone l’associazione come antidoto alla «Follia universale della “fast life”» e «Contro coloro, e sono i più, che confondono l’efficienza con la frenesia, [a cui] proponiamo il vaccino di un’adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da praticarsi in lento e prolungato godimento». Si iniziava dalla tavola, dal piacere garantito da convivialità, storia e cultura locali, per arrivare a una nuova gastronomia che presuppone anche una nuova agricoltura dove la sostenibilità (ambientale e sociale) è imprescindibile. Oggi rinnoviamo la fiducia nel diritto al piacere che ci ha portati a salvaguardare biodiversità e tradizioni, a educare al gusto e all’alimentazione consapevole, a organizzare il Salone del Gusto e Terra Madre, il più grande appuntamento internazionale dedicato al cibo, a fondare l’Università di Scienze Gastronomiche e a tessere la tela della grande rete delle Comunità del cibo di Terra Madre.

Una prima esplicita dichiarazione d’intenti arriva con la nascita di Slow Food Editore che nel 1990 pubblica il best seller della nostra casa editrice: Osterie d’Italia, sussidiario del mangiarbere all’Italiana, che ancora oggi ci guida alla scoperta della migliore tradizione gastronomica del nostro Paese. Intanto l’organizzazione cresce: nello stesso anno con il congresso di Venezia si costituisce ufficialmente l’associazione Slow Food e gli anni successivi arrivano le sedi di Berlino (1992) e Zurigo (1993).

Dal 1994 si lavora a più non posso: con Milano Golosa si sperimentano i primi Laboratori del Gusto, una formula a quei tempi avanguardistica per imparare, degustare e scoprire prodotti e divertendosi. La prima edizione del Salone Internazionale del Gusto (a novembre 1996) si rivela una bellissima festa, occasione, tra l’altro, per presentare l’Arca del Gusto, il grande catalogo mondiale che raccoglie i sapori tradizionali che stanno scomparendo. Con il convegno Dire fare gustare si apre il progetto di educazione alimentare e del gusto di Slow Food e nello stesso anno, inauguriamo a Bra (Cn), la prima edizione di Cheese – Le forme del latte, la rassegna biennale internazionale dedicata ai formaggi e che ogni due anni accoglie e riunisce centinaia produttori italiani e stranieri che grazie a Cheese hanno costruito una fitta rete di relazioni.

Diventiamo ecogastronomi

Intanto va sviluppandosi quella sensibilità ambientale che negli anni darà nuova linfa, contenuti e idee all’associazione, perché «Per dirla tutta: un gastronomo che non ha sensibilità ambientale è uno stupido; ma un ecologista che non ha sensibilità gastronomica è triste nonché incapace di conoscere le culture su cui vuole operare. Meglio l’ecogastronomia dunque» dichiara Carlo Pettini in Buono, pulito e giusto (Einaudi, Torino 2005) inaugurando una nuova prospettiva con cui guardare il sistema di produzione alimentare. «Le culture tradizionali hanno creato un patrimonio gigantesco di ricette, preparazioni, trasformazioni dei cibi locali o di facile accesso. Anche nelle zone del mondo più colpite dalla malnutrizione. Questi saperi gastronomici sono strettamente connessi con la biodiversità e rappresentano sia il modo per utilizzarla, sia il modo per difenderla. In più danno piacere, organolettico e anche intellettuale, perché simbolo di una cultura identitaria.» È il 2000 quando prende il via il progetto dei Presìdi Slow Food, interventi mirati per salvaguardare o rilanciare piccole produzioni artigianali e tradizionali a rischio di estinzione. Un programma supportato dalla prima edizione (Bologna 2000) del Premio Slow Food per la difesa della biodiversità, in un percorso che ha come traguardo la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus nata nel 2003 per sostenere Presìdi Slow Food e l’Arca del Gusto. Oggi la Fondazione è capofila dei tanti progetti Slow Food pensati per difendere e supportare sovranità alimentare e biodiversità. L’impegno politico continua e in Slow Food lancia la campagna No Gm Wines, contro la commercializzazione in Europa di viti transgeniche, e stila il Manifesto in difesa dei formaggi a latte crudo. Il percorso di educazione si potenzia con il varo dei Master of Food, corsi di educazione sensoriale pensati per gli adulti e con la decisione del quarto congresso internazionale (Napoli 2003) di lavorare affinché ogni Convivium, le sedi locali dell’associazione nel mondo, possa progettare l’avvio di School Gardens.

Dall’ecogastronomia alla neogastronomia: la rivoluzione di Terra Madre

Nel 2004, la Fao riconosce ufficialmente Slow Food come organizzazione no profit con cui instaurare un rapporto di collaborazione. Si inaugura la rinnovata Agenzia di Pollenzo (Cn) che ospita la prima Università di Scienze Gastronomiche al mondo riconosciuta dal nostro Ministero. Genova ospita la prima edizione di Slow Fish, rassegna dedicata al pesce e alla pesca sostenibile. Ma il 2004 è soprattutto l’anno di Terra Madre: per la prima volta a Torino si incontrano cinquemila delegati da 130 Paesi: contadini, pescatori, artigiani, nomadi, giovani, vecchi, musicisti, cuoche e cuochi, accademici di tutto il mondo riniti in una tre giorni di laboratori, incontri, scambi, esperienze e festa. Terra Madre è il nuovo soggetto al servizio del pianeta, rappresenta ciò che è stato definito come “glocalismo”: una serie di piccole azioni locali che hanno grandi ripercussioni a livello mondiale. Slow Food è ciò che siamo e Terra Madre ciò che facciamo.

Nel 2006 Slow Food compie 20 anni e festeggia in occasione del VI Congresso Nazionale di Slow Food Italia a Sanremo, dove si battezza e dà l’avvio al progetto Orto in Condotta. L’anno seguente Slow Food Italia aderisce alla coalizione ItaliaEuropa – Liberi da Ogm che raccoglie oltre 3,6 milioni di con la consultazione nazionale sul tema “Vuoi che l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?”. A Montpellier Slow Food organizza la prima edizione di Vignerons d’Europe, meeting di vignaioli da tutto il continente. A Puebla, in Messico, il quinto congresso internazionale di Slow Food riunisce 600 delegati.

Nel 2008 la rete di Terra Madre organizza meeting in Etiopia, Irlanda e Olanda che culminano nella terza edizione del meeting torinese che si svolge in concomitanza del Salone Internazionale del Gusto. Nello stesso anno nascono i Mercati della Terra, rete mondiale di mercati contadini. Seconda festa nazionale degli Orti in Condotta. Gli incontri regionali di Terra Madre continuano l’anno seguente in Tanzania, Argentina, Bosnia, Norvegia e Austria. Il 10 dicembre (ventennale dell’associazione internazionale) si tiene in tutto il mondo la prima edizione del Terra Madre Day, uno dei più importanti eventi collettivi di celebrazione del cibo buono, pulito e giusto. Più di 1000 appuntamenti in 150 Paesi hanno coinvolto oltre 2000 comunità del cibo e circa 200 000 persone.

Nel 2010, mentre Slow Food Italia va a congresso per la settima volta, in Bulgaria si riuniscono per la prima volta le Comunità del cibo dei Balcani Terra Madre Balcani. Nel 2011 Slow Food compie 25 anni: in 300 piazze d’Italia si festeggia lo Slow Food Day. Prende avvio Slow Food Europe la nuova campagna nata per promuovere la sostenibilità, la protezione della biodiversità e supportare le produzioni di piccola scala. A Jokkmokk, in Svezia, per la prima volta si riuniscono le comunità del cibo di Terra Madre Indigenous. Durante l’incontro è stato firmato l’accordo di Jokkmokk, una dichiarazione per ribadire i diritti dei popoli indigeni.

Nel 2012 abbiamo fatto un’ulteriore passo per porci come soggetto politico internazionale: il Salone Internazionale del Gusto ha aperto le porte a Terra Madre dando vita a un unico evento, unico nel suo genere, capace di accogliere e diffondere le istanze di migliaia di Comunità che in tutto il mondo si impegnano per dare il via a un nuovo paradigma che pone produttori, consumatori e prodotti al centro di un sistema che sfugge le logiche del profitto.

Oggi ancora con più determinazione di ieri vogliamo metterci a fianco degli agricoltori, a partire dalle Comunità del cibo che già operano nella rete di Terra Madre ma anche da quelle che ancora non ne fanno parte e che non vediamo l’ora di accogliere. Per questo vogliamo lavorare per rafforzare questa rete, con i suoi progetti, con il lavoro quotidiano dei suoi collaboratori e dei suoi volontari.