Le donne Slow sono determinate, appassionate e impegnate con il loro lavoro quotidiano a migliorare la realtà in cui vivono.
Ecco perché vogliamo sostenerle devolvendo parte del ricavato del tesseramento Slow Food a progetti che le vedono protagoniste. Diventa socio oggi stesso: clicca qui. Vogliamo raccontarvi le loro storie, una dopo l’altra, per tracciare una geografia di impegno e coraggio dal Nord al Sud Italia. Grazie alle segnalazioni delle Condotte Slow Food (le nostre sedi sul territorio) raccoglieremo inoltre quelle storie di donne non ancora conosciute, progetti appena avviati o sui quali i riflettori non sono ancora stati accesi. A questi ultimi Slow Food Italia destinerà le somme raccolte. Seguici per conoscere tutte le storie…

Le testimonianze delle Donne in campo al Mercato della Terra della Costiera Sorrentina. Organizzato da Slow Food Costiera Sorrentina, lo trovate a Piano di Sorrento (Na) in Piazza della Repubblica, nel mercato ortofrutticolo al coperto ogni seconda domenica del mese.

 

Eliana
Ristoratrice Catalani

ElianaSpirito Di Vino, il ristorante che mando avanti con la mia famiglia a Roma, nasce grazie all’entusiasmo dei nostri figli. Nonostante un lavoro parecchio impegnativo (ero una ricercatrice), ho sempre amato cucinare, tanto da frequenstare spesso scuole di cucina non professionali, per il gusto di saperne di più. Ma mai avrei immaginato di gestire la cucina di un ristorante! Poi, circa sedici anni, fa tutto è cominciato. Tutta la famiglia è stata coinvolta in questa avventura. Non è stato facile cambiare vita, aprire addiritura un ristorante, ma ora, guardando indietro, possiamo dirci più che soddisfatti della nostra scelta.

L’incontro con Slow Food è stato determinante per la conoscenza diretta, profonda delle materie prime da utilizzare. Incontrare i trasformatori, i contadini, gli allevatori, i tanti che come noi, cercano di fare il meglio possibile, quanti lavorano con impegno grande e contribuiscono a preservare la biodiversità, valorizzare il teritorio in cui vivono, migliorare la vita di chi sta loro intorno. Sono stati una scuola di vita. Il mondo che ruota intorno al cibo è enorme; farne parte con la consapevolezza di lavorare con un impegno sincero e costante ci soddisfa e rasserena. L’ho detto e lo penso: Slow Food cambia la vita! Per questo un grande numero di persone, migliaia di volontari, si impegnano nelle Condotte, nei Mercati della Terra, per diffondere l’idea che il cibo buono, pulito e giusto è la nostra ricchezza, il percorso verso un futuro migliore per il pianeta e per tutti noi

Eleonora Cunaccia
Raccoglitrice di erbe spontanee ELEONORA_PRIMITIVIZIA

«Mi chiamo Eleonora, per tutti Noris, da dieci anni raccoglitrice nomade di erbe in quota. Ho un’officina botanica, e con mio fratello cerco sapori natura: trasformiamo erbe, bacche, fiori, resine e radici selvatiche che diventano cibo di qualità. Vivo in una valle Patrimonio Unesco e Parco naturale, ed è piena di orsi. Ogni mattina esco a cercare erbe, ma quello che trovo è tanto di più».
Eleonora Cunaccia con il fratello Giovanni sono i titolari di Primitivizia, realtà artigianale dove erbe spontanee di montagna, bacche, resine e radici vengono raccolte da Eleonora (che passa giorni interi da sola in mezzo ai boschi delle Dolomiti di Brenta), portate a casa nel giro di qualche ora, lavate alla fonte del paese (Spiazzo (Tn), in Val Rendena), cucinate da Giovanni e invasate. Il risultato sono piccoli gioielli gastronomici come il ragù di erb o la crema di radicchio dell’orso. Tutti i loro prodotti sono realizzati con erbe spontanee di montagna. Raccolte a mano nelle diverse stagioni al limitar dei ghiacciai, nei ruscelli, sui pendii delle montagne e nei boschi che circondano la zona della Val Rendena, sede dell’attività.

Emanuela Ceruti
Produttrice di Macàgn, Presìdio Slow Food

Emanuela Ceruti, insieme al marito Livio Garbaccio, è una dei pochi produttori di Macàgn ( formaggio tutelato da un EmanuelaCerutiPresidio Slow Food) che continuano a salire in alpeggio. Le sue vacche – appena più di una ventina- trascorrono al pascolo gran parte dell’anno e rientrano in stalla solo nei mesi invernali più duri. «Le vacche avvertono quando è il momento di tornare sui pascoli», ci racconta «Diventano irrequiete, quasi pericolose», spiega mentre ci mostra le lunghe file ordinate di macagn, uno tra i pochi formaggi che vanta un procedimento di caseificazione con il latte lavorato ancora caldo di mungitura, secondo una tecnica antichissima. Latte intero di vacca, sale, caglio di vitello sono i soli ingredienti che grazie alle conoscenze e alla cura del malgaro diventano Macàgn. Nella stalla di Emanuela, le vacche sporgono la testa per farsi accarezzare o leccarsi il muso a vicenda. Anche senza troppe conoscenze tecniche, si direbbero animali sul cui benessere è difficile dubitare. «Vorremmo tenerle sempre in alpeggio, non escludiamo di poterlo fare in futuro», dice Manuela. «Mia suocera rimane in alpeggio anche d’inverno, sola con le capre, e non ha nessuna intenzione di scendere. Ai miei due figli ho preferito dare la possibilità di scegliere: vivono tutto l’anno qui approfittando dell’aria aperta, e seguendo il pascolo, stanno a contatto con gli animali ma ogni tanto, ad esempio, li porto ad un concerto a Milano. Non posso decidere io per loro. Faranno la loro scelta da soli». Dopo la laurea in Politica Economica alla Facoltà di Scienze Politiche, con un lavoro urbano, comodo e di responsabilità, un giorno ha deciso che non era quella la vita che voleva e si è trasferita in montagna. L’incontro con Livio, che la montagna non l’aveva mai lasciata, ha fatto il resto. «Bisogna lasciare tutto e venire in montagna solo se si ha ben chiaro quello che si cerca. Se si scappa da qualcosa, non funziona. Quel vuoto dentro ti segue. Bisogna venire qui convinti».

Paola Orsini
Olivicoltrice biologica in Priverno (Lt)

La mia storia inizia in campagna, e più precisamente nell’azienda olearia familiare, che ora conduco. PaolaOrsiniNon mi sono subito appassionata a questo mondo, tanto mi sono dedicata a studi classici e università. Eppure, fin da bambina spesso e volentieri mi fermavo nel nostro frantoio, ricordo ancora bene gli odori e i rumori di quel luogo, così diversi da quelli che sento oggi. Come è ben vivo il ricordo del fermento del periodo della raccolta, con un andirivieni continuo di braccianti e trattori che portavano i frutti a molire. Quando potevo li seguivo e non so perché mi piaceva.

Mentre all’università studiavo archeologia, all’improvviso è mancato mio padre, la colonna portante dell’azienda. Nessuno in famiglia conosceva il suo lavoro e io, la più grande, ho dovuto abbandonare gli studi con, lo confesso, grande rammarico. Come per tanti, vivevo l’università con spensieratezza, e invece mi sono trovata catapultata in un mondo complesso e quasi sconosciuto. Subito mi venne in mente di vendere tutto.

Però.

Qualche anno prima mio padre aveva ristrutturato tutto il frantoio, l’oliveto ero rigoglioso e ordinato… Quei sacrifici e il lavoro di generazioni mi hanno fatto cambiare idea: la mia è la quarta generazione di olivicoltori e frantoiani, come potevo interrompere la tradizione? Mi sono messa a studiare l’uso dei macchinari del frantoio e la gestione di un oliveto, con tutte le difficoltà che una donna inesperta come me poteva trovare, anche confrontandosi con mentalità antiquate e legate ancora a pratiche agricole inadeguate. Mi scontrai con le difficoltà della scarsa vendita dell’olio prodotto e della gestione economica dell’azienda stessa. L’incontro con Paolo, che è diventato mio marito, ha completamente cambiato l’aspetto e l’andamento di questa mia cara attività, perché dove non arrivo io arriva lui. E poi abbiamo scelto di passare al biologico, una forma di rispetto naturale che ha completato degnamente le nostre vite, facendo in modo che la nostra interazione agricola fosse consapevole e felice. E poi è arrivata Slow Food, con il suo modo di intendere l’olivicoltura di territorio e il valore delle cultivar locali. Per noi una svolta: la nostra varietà Itrana non aveva ancora incontrato la considerazione che merita.

Oggi siamo ben avviati, con un frantoio all’avanguardia e tante idee per la nostra azienda biologica, produciamo extravergini che ci piacciono e che fortunatamente ci riservano i riconoscimenti di tanti appassionati, clienti ed esperti. Ma la nuova frontiera è per noi l’impegno nel nostro territorio al fianco di altri produttori e produzioni. Per questo abbiamo aderito subito al gruppo fondatore della Comunità di Terra Madre dei produttori di extravergine da oliva Itrana; per questo stiamo sostenendo il progetto di trasformazione in sottolio di un Presidio Slow Food locale, i Chiacchietiegli (un biotipo di broccoletti selvatici), che consentirà ai contadini privernati una nuova opportunità di sviluppo agricolo e sostenibile.

Raffaella Firpo8marzo2015_Firpo
Produttrice del peperone di Capriglio, Presidio Slow Food

A Capriglio, un piccolo paese del Monferrato a metà strada tra Asti e Torino, in una zona collinare ricca di boschi, dal 2007 collabora con Slow Food per salvare le sementi del peperone di Capriglio, molto apprezzato per le sue qualità organolettiche ma poco interessante per il mercato globale, viste le piccole dimensioni, e per questo ormai quasi sparito.
In una piccola azienda a conduzione familiare, chiamata Cascina Piola, coltiva ortaggi e frutta seguendo le regole dell’agricoltura biologica: «penso che “biologico” non sia solo una tecnica di coltivazione della terra, ma sia un modo di affrontare la vita di tutti i giorni, dai trasporti ai consumi, un modo diverso di guardare agli altri, con maggiore collaborazione e rispetto, e infine un modo collettivo di prenderci cura del futuro della nostra Madre Terra».