Chi produce il cibo “vero” per sfamare il mondo?

Circa 500 milioni di aziende agricole famigliari: fondamentali nei Paesi in via di sviluppo, ma con un ruolo di primo piano anche nei Paesi più ricchi.

Nei paesi poveri si lotta contro la fame, ma chi produce il cibo “vero” per sfamare il mondo? Non certo il sistema di produzione e distribuzione industriale del cibo, che invita a produrre di più pur sapendo che il 30% del cibo finisce in discarica. Il mondo viene sfamato, dati alla mano, dall’agricoltura familiare e contadina, che garantisce cibo ad ogni essere umano sulla terra. L’Onu ha lanciato nel 2012 la “Sfida fame zero” in 5 obiettivi strettamente interconnessi: zero bambini con deficit di sviluppo sotto i 2 anni; 100% di cibo adeguato, sempre; sostenibilità di tutti i sistemi alimentari; 100% della produttività e del reddito dei piccoli agricoltori; zero perdite o sprechi di cibo.

Nei paesi ricchi, le aziende familiari sono i contadini presso i quali cerchiamo con piacere prodotti buoni, puliti e giusti. Esse giocano un ruolo fondamentale anche nella protezione della biodiversità: a fronte della perdita del 65% della superficie arabile del pianeta, i piccoli produttori difendono tipologie di alimenti che altrimenti sarebbero ormai estinte. Tutto questo nonostante le normative attuali: non esiste infatti una legge che riconosca il valore e il ruolo dell’agricoltura contadina e le consenta di inserirsi in un mercato che è invece conforme alla grande scala. La proposta di legge per l’agricoltura contadina, attualmente in iter, va sostenuta; e i comportamenti di consumo dei cittadini consapevoli sono un aiuto importante per quelle produzioni.

Il 2014 è l’Anno Internazionale per l’Agricoltura Famigliare e Slow Food dedica il Salone del Gusto e Terra Madre 2014 (Torino, 23-27 ottobre) a questa scelta produttiva – grazie anche al sostegno della Cooperazione Italiana e al Comitato italiano per l’anno internazionale dell’agricoltura familiare – e ai prodotti a rischio di scomparsa, quelli dell’Arca del Gusto.

Laura Ciacci
l.ciacci@slowfood.it

Da La Stampa del 21 settembre 2014

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