Che fico!

Questa settimana parliamo di fichi, frutti di fine estate dei quali esistono moltissime varietà nel nostro Paese. Poche però sono le coltivazioni estese, congeniate per essere distribuite sul mercato nazionale. Si trovano soprattutto (90%) nel Centrosud, in particolare in Puglia e Lazio, ma il vero campione è l’Abruzzo, con la sua varietà nera detta “turca”. In effetti assomigliano molto ai neri che provengono davvero dalla Turchia, dove hanno sviluppato una varietà molto più resistente delle altre dopo la raccolta, quindi meglio trasportabile e commercializzabile. Ma i “turchi” abruzzesi sono italiani a tutti gli effetti, hanno il pregio della maggiore conservabilità e sono naturalmente più buoni degli importati anche se la “radice” è la stessa. Testimonianze antichissime, infatti, ci dicono che forse il fico è stato la prima pianta a essere coltivata dall’uomo nel bacino del Mediterraneo.

Sono originari della Caria, regione dell’Anatolia (da cui deriva il nome scientifico Ficus carica). In seguito sono stati esportati anche in altri continenti, ma è nel Mediterraneo che hanno proliferato in centinaia di varietà locali. Non confondiamoli con i prodotti di piante che danno frutti due volte l’anno: a giugno producono i “fioroni”, fichi molto grandi ma pure non molto buoni. Quelli più piccoli e dolci ci sono ora. Andiamo dai bianchi del cosentino ai neri abruzzesi per passare da tutte le possibili sfumature di verde e viola. Ora i pugliesi e quelli più meridionali stanno quasi terminando mentre al Centro a in parte al Nord si è nel pieno della raccolta. I prezzi vanno dai due euro al chilo ai quattro a seconda di varietà e freschezza. Però ricordiamoci che l’antichissima pianta di fico è presente ovunque. Tra le vigne, ai margini dell’orto o di un campo molti agricoltori ne conservano gelosamente. Spesso al Sud e nelle isole se ne trovano di semi-spontanei, forse retaggio di qualche terreno abbandonato. Non è difficile al mercato trovare le poche cassette di produzione propria che portano i contadini, le quali potranno costare anche poco (sui due euro).

Stiamo naturalmente parlando di fichi freschi, perfetti in accompagnamento con le carni o a fine pasto, ma non dimentichiamo il consiglio di cimentarsi in marmellate o nell’essicazione, come per esempio fanno alcuni produttori di Presìdi Slow Food, con tecniche antiche, a Prignano Cilento in Campania, ad Atessa in Abruzzo e a Carmignano in Toscana.

 

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it

da La Stampa del 25 agosto 2018

 

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