Carne: Lidl inserisce una “bussola” per indicare i tipi di allevamento

Ecco che anche la grande distribuzione drizza le antenne e finalmente capisce che trasparenza e informazione possono essere un gran vantaggio per tutti. Oltre ad essere le basi per una democrazia vera e sana.

Insomma il fatto è questo: dalla Germania giunge la notizia che la catena di discount Lidl (ok non proprio il genere di luoghi in cui sceglieremmo di fare la spesa, ma non per questo non dobbiamo rendergli merito) intende fornire ai consumatori di carne informazioni evidenti circa la tipologia di allevamento. A partire da aprile, in tutte le carni fresche a marchio Lidl, sarà presente quindi una sorta di “bussola dell’allevamento” facilmente comprensibile dai consumatori. Un sistema che ricalca i noti criteri di etichettatura delle uova: 4 codici ma con l’ordine inverso (e speriamo che questo non causi confusione). Quindi codice 1 per «allevamento in stalla”, conforme alle disposizioni di legge. Codice 2, per “allevamento in stalla plus” garantisce, secondo Lidl, che gli animali abbiano a disposizione maggiore spazio e materiale manipolabile. Il codice 3, per “libertà di movimento”, segnala che gli animali, oltre che maggiore spazio, hanno avuto accesso a un’area esterna coperta e sono stati alimentati con mangimi non Ogm. Il codice 4,”bio”, per indicare un tipo di allevamento conforme alle disposizioni di legge in materia di carni biologiche, e corrisponde in pratica al codice 0 delle uova (Vedi immagine sotto)

Lidl si aspetta che, grazie a questa etichettatura, i consumatori orientino le proprie scelte verso prodotti ottenuti attraverso migliori sistemi di allevamento, e spera che nel lungo termine in questo modo si possa contribuire a innalzare gli standard in materia di allevamento e benessere degli animali dell’intero settore. Obiettivo dichiarato? Raggiungere, entro l’inizio del 2019, per almeno per 50% dei prodotti a marchio il livello 2 e nel lungo periodo eliminare totalmente l’approvvigionamento di livello 2.

Questa non è la prima iniziativa della grande distribuzione in materia. A metà gennaio Aldi Nord e Aldi Süd hanno introdotto nelle loro filiali della Baviera del Sud e di alcune zone di Amburgo e Berlino, l’etichetta “Fair & Gut” per i prodotti a base di carne fresca di pollame. Le stesse catene di discount vuole finanziare un’iniziativa per aumentare il benessere animale negli allevamenti da cui si riferisce.

Risultato? Ora Greenpeace e l’associazione dei produttori biologici Bioland chiedono al Governo di introdurre l’etichetta obbligatoria che indichi le tipologie di allevamento in tutte le carni commercializzate in Germania.

Tutto bene quindi? Se indubbiamente l’introduzione di maggiore informazione è più che benvenuta, non basta forse un’etichetta purché sia. Già che ci siamo si potrebbe andare oltre la bussola facendosi ispirare dalla nostra etichetta narrante, l’unico modello che veramente ci può dare informazioni circa il prodotto che andremo a consumare. E soprattutto non sarebbe male che governi e istituzioni iniziassero a preoccuparsi dello stato degli allevamenti, perché il tipo di allevamento indicati dal numero 1 e numero 2 non dovrebbero proprio esistere. Magari così non ci sarebbe bisogno di bussole.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte

Agrapress

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