Carlo Petrini: «È l’agricoltore il mestiere del futuro?»

® Woman Who Farm

L’anno che si avvia a chiudersi ci consegna un dato interessante rispetto a una questione centrale per l’assetto economico e sociale del nostro Paese: il numero di giovani che decidono di intraprendere la strada del lavoro agricolo e di progettare la propria vita in campagna è in crescita. Sono quasi il 10% in più che nel 2016, infatti, le aziende agricole aperte da under 35.

Da un lato è un numero incoraggiante, che segna un’inversione di tendenza rispetto a decenni di continua e incessante riduzione degli occupati in agricoltura, e tuttavia anche uno stimolo per una riflessione più approfondita: è l’agricoltore il mestiere del futuro? Torneremo una società contadina?

La mia risposta è no, ovviamente. Non è pensabile e nemmeno auspicabile tornare ai livelli occupazionali del passato, perché il mondo è cambiato, la società è cambiata e il sistema di produzione, con l’aiuto della tecnologia, di conseguenza. Eppure siamo forse a un momento di svolta, perché in questi dati si legge molto di più. Quello che sta cambiando, soprattutto tra i più giovani, è l’approccio al mondo della produzione alimentare. La maggior parte di coloro che tornano alla terra, infatti, lo fanno ponendo l’accento su paradigmi nuovi, cercando la sintesi tra qualità, sostenibilità ambientale (che è una parte integrante e inscindibile della qualità) e sostenibilità economica.

Essere un giovane contadino oggi significa prendersi cura di un bene comune che è quello dell’ambiente e della salute dei suoli, significa tornare con linfa nuova in comunità marginalizzate da un’idea distorta di sviluppo che troppo a lungo si è basata solo su quantità e prezzi bassi, significa valorizzare la specificità di un territorio, significa usare le nuove tecnologie dell’informazione per creare legami con i cittadini, per instaurare nuove relazioni tra domanda e offerta. Già, ma ci dobbiamo anche chiedere a che prezzo lo stanno facendo: gli ostacoli e le difficoltà di essere agricoltori sono ancora troppi, e se vogliamo dare un futuro degno a questi ragazzi coraggiosi abbiamo bisogno di cambiare anche noi. Per dare valore al lavoro dei produttori occorrono cittadini informati, consapevoli e attenti, solo così il dato incoraggiante di questo 2017 potrà ripetersi e crescere ancora.

Carlo Petrini
c.petrini@slowfood.it

Tratto da Famiglia Cristiana.

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