Caporalato: dal Senato il primo sì alla Legge che affronta lo sfruttamento nei campi

Con 190 sì, 32 astensioni e nessun voto contrario (un risultato che non può che farci piacere), il Senato ha approvato in prima lettura il Disegno di legge 2217 sul contrasto al caporalato.

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«Il segnale politico che stavamo tutti aspettando è finalmente arrivato. L’augurio è che ora anche la Camera possa esaminare il testo del Ddl nel più breve tempo possibile: il lavoro dei braccianti italiani e stranieri è indispensabile per consentire alla nostra produzione alimentare di proporsi come eccellenza. Ma non è più ammissibile che questo risultato venga raggiunto a discapito dei lavoratori» commenta Daniele Buttignol, segretario generale di Slow Food Italia.

Il Disegno licenziato ieri da Palazzo Madama introduce novità importanti e rappresenta sicuramente un primo passo per debellare questa pratica medievale e crudele: «Finalmente – commenta Buttignol – è stato introdotto il principio di piena corresponsabilità tra il caporale e l’imprenditore, ignorato dal reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro che puniva solo i caporali». Non solo, il Ddl 2217 richiede una descrizione dettagliata e aggiornata delle condizioni identificabili come sfruttamento e la previsione del controllo giudiziario dell’azienda responsabile del reato. In questo modo, se ne evita la chiusura e non si mettono i lavoratori nella condizione di scegliere tra lavoro e dignità.

Se passa alla Camera così com’è, la norma includerà inoltre nuovi strumenti di tutela per i lavoratori agricoli e il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, introdotta dal ministro Martina, attraverso l’istituzione di nodi locali e l’ampliamento dei soggetti coinvolti.

E per la prima volta, vengono previsti indennizzi per le vittime di caporalato: «Ora tutti stiamo facendo e possiamo fareetichetta narrante la nostra parte: la società civile che non si stanca di denunciare questo crimine, segnalare le produzioni virtuose e sollecitare la politica. I cittadini che scelgono ogni giorno quale cibo vogliono condividere con la propria famiglia e le istituzioni che finalmente hanno dato un segnale di responsabilità. Ora l’impegno deve essere rivolto anche a dare maggiori strumenti a chi vuole fare le proprie scelte con consapevolezza. Non ci stanchiamo di ripeterlo, vogliamo un’etichetta più trasparente, che racconti la filiera, che dia informazioni certe, che indichi la provenienza e il tipo di lavoro che è stato fatto. Abbiamo il diritto di poter scegliere anche in base a queste informazioni. Vorremmo che l’etichetta narrante adottata per i nostri Presìdi Slow Food fosse applicata a tutti» propone Buttignol.

Naturalmente, con la legge servono i controlli, altrimenti qualsiasi intervento normativo perde di senso. E bisogna tenere alta l’attenzione sulle agenzie interinali che spesso celano veri episodi di sfruttamento, non sarebbe male in questi casi un inasprimento della pena. Non solo: «Come Slow Food, attraverso l’Osservatorio sulla legalità abbiamo suggerito l’obbligo di denunciare in anticipo le giornate di lavoro e l’esclusione dai contributi pubblici e dalle denominazioni di qualità per le aziende condannate – prosegue Buttignol che sottolinea – Noi però non ci dimentichiamo di chi lavora la terra. Se ci affidiamo unicamente a un mercato arrogante che svuota il cibo di ogni valore, e perdiamo di vista quanto prezioso sia il lavoro nei campi, avremo solo una vittoria parziale. Il lavoro agricolo non produce solo merce, valorizza il territorio, tutela il paesaggio e diffonde biodiversità. Ne abbiamo parlato proprio in questi giorni: come è possibile che il prezzo del grano sia oggi lo stesso di trent’anni fa? Il caporalato si vince anche riconoscendo il giusto valore al nostro cibo».

P.S.
Visto che siamo in tema, aggiungiamo un’altra bella notizia. Pippi Mellone, sindaco di Nardò, l’ha spuntata: la sua ordinanza di sospendere il lavoro nei campi dalle 12 alle 16 è stata confermata dal Tar. Per fortuna, il presidente della terza sezione del Tar di Lecce, Luigi Costantini, ha respinto la richiesta di sospensione cautelare presentata da sette tra le più importanti imprese agricole del territorio. Che forse non sentivano il caldo di questi giorni.

a cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte
Agrapress

 

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