In Canada arriva il salmone Ogm. Lo vedremo nei piatti europei?

Non è il caso di attendere il 21 settembre per osservare gli effetti dell’entrata in vigore, seppur in forma provvisoria, del Ceta, il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea.

È di questi giorni, infatti, la notizia che sul mercato canadese sono entrati in commercio i primi salmoni geneticamente modificati: come riportato dalla rivista scientifica Nature, 4,5 tonnellate di pesce allevato con l’ormone della crescita sono state vendute dalla statunitense Aquabounty technologies a un’azienda canadese – la cui identità non è stata ancora rivelata – al prezzo di 11,70 dollari al chilo.

Non solo si tratta del primo animale geneticamente modificato immesso sul mercato e destinato al consumo umano, ma il fatto che sia un organismo transgenico non è riportato in etichetta. Fatto che desta perlomeno qualche preoccupazione, nonostante i difensori del Ceta continuino a sostenere genericamente che in materia di Ogm continueranno a valere le stesse disposizioni europee di sempre (che vieterebbero appunto l’ingresso di cibi trasgenici).

Ma facciamo un passo indietro. Il salmone in questione è il frutto di esperimenti su una varietà di salmone atlantico (Salmo salar) al cui Dna sono stati aggiunti i geni del salmone Chinook e quelli del Zoarces americanus, una specie di pesce gatto. Il risultato ottenuto è un salmone in grado di crescere più velocemente rispetto a quello selvatico, raggiungendo le dimensioni adatte per essere venduto in soli 18 mesi, circa la metà del tempo impiegato dagli esemplari naturali, risparmiando inoltre il 25% di mangime usato per la sua alimentazione.

Se siete preoccupati che questo pesce possa divenire un giorno una specie aliena, niente paura. La Aquabounty, che da 25 anni lavora sui salmoni in provetta, ha pensato a tutto: gli esemplari di salmone Ogm sarebbero sterili, quindi non in grado di riprodursi e nemmeno di sopravvivere in acque salate.

Insomma, questo salmone da laboratorio – o Frankfish, come è stato ribattezzato dalla stampa – è ora sul mercato pronto per essere mangiato. Ma non negli Stati Uniti dove, nonostante il parere favorevole della Food and Drug Administration (l’ente governativo che si occupa della regolamentazione di prodotti alimentari e farmaceutici), una disposizione contenuta nell’ultima legge di bilancio ne vieta il commercio almeno fino a quando non verrà sviluppato un programma per informare i consumatori che il pesce che stanno acquistando è pesce geneticamente modificato.

A differenza dei cugini americani, il governo canadese ha diramato un comunicato stampa in cui spiega come il salmone Ogm «non pone alcun grosso rischio alla salute umana rispetto al salmone attualmente disponibile sul mercato». E così il venditore canadese non è obbligato a mettere etichette specifiche.

È logico chiedersi se esiste il rischio anche per gli europei di importare pesce Ogm dal momento che il suo riconoscimento non passa per l’etichetta. C’è chi dirà che in Europa non si può importare cibo transgenico ma intanto poco si sa di come avverranno i controlli sull’origine dei cibi importati dopo l’accordo. Intanto altre aziende del settore alimentare potrebbero a loro volta entrare sul mercato. Insomma, staremo a vedere.

Un altro motivo per abbandonare il Ceta? Noi di Slow Food crediamo di sì.

 

Maurizio Bongioanni

m.bongioanni@slowfood.it

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