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I protagonisti di Sementia – La Comunità del pane di casa di Modica

Senti Modica e subito ti viene alla mente la maestosità dell’architettura barocca, i tesori della Val di Noto: non a caso è, dal 2002, tra le città Patrimonio UNESCO.

Senti Modica e ti viene in mente il cioccolato, quel gusto intenso, millenario, di derivazione azteca.

Ma c’è un’altra tradizione, altrettanto antica e altrettanto gustosa, che una neonata Comunità Slow Food sta cercando di preservare, come un tesoro da tramandare ai posteri: è quella del “Pane di casa di Modica”.

Non solo la ricetta, non solo la giusta lievitazione fanno questo pane così buono, così speciale: ingrediente precipuo è sicuramente il tessuto di relazioni umane e tradizioni che la Comunità vuole difendere, conservare.

La Comunità del “Pane di casa di Modica” sarà tra le protagoniste dell’edizione 2020 di “Sementia” che, lo dice proprio il titolo “Germogli di Comunità”, ha tra gli obiettivi, quest’anno, quello di creare un tessuto di legami tra le varie realtà presenti non solo in Italia, ma in tutto il bacino del Mediterraneo.

Maria Bonomo, docente di Scienze e Cultura dell’Alimentazione, che rappresenterà a “Sementia” il “Pane di casa di Modica” insieme con Vincenzo Barone ed Enzo Fratonino racconta: «In questa comunità è ben rappresentata l’intera filiera produttiva. Tra i soci fondatori ci sono produttori di grani storici locali come il Russello ibleo, mugnai, un antico mulino ad acqua che produce semola integrale di grano duro, due panificatori che utilizzano la semola di grano duro per produrre un pane a pasta dura, tipico degli iblei, utilizzando il lievito madre e forni alimentati con essenze legnose quali rami di ulivo e di carrubo, che conferiscono un aroma particolare al pane. La nostra comunità – aggiunge- intende non solo salvaguardare l’arte della panificazione tradizionale ma anche creare la cultura del pane, incoraggiare un consumo consapevole attento alla bontà organolettica e nutrizionale, agli aspetti culturali, alla dignità delle persone coinvolte nella filiera ed alla sostenibilità ecologica dei processi produttivi».

«Pensiamo sia importante – aggiunge la professoressa Bonomo – e abbiamo deciso di prendere parte a “Sementia” per cominciare a creare una rete di relazioni con le altre comunità del cibo e prendere spunto da chi ha già intrapreso un cammino per la tutela di saperi e sapori antichi. Ogni tralcio che rimarrà attaccato alla vite porterà frutto. – aggiunge – Ogni Comunità del Cibo ha la necessità di succhiare linfa vitale dal ceppo centrale di Slow Food per evitare derive pericolose, che potrebbero far prevalere gli interessi dei produttori facendo perdere di vista l’obiettivo prioritario, che è quello di garantire cibo “buono, pulito, giusto e sano” alle generazioni presenti e future. Per questo la neonata Comunità di Modica ha sentito l’esigenza di partecipare a “Sementia”, per succhiare linfa vitale e da germoglio diventare tralcio vitale di Slow Food nel Mediterraneo».