Cambiare la tua dieta può salvare (davvero) il pianeta

Avete mai pensato di comprare un’auto elettrica? Bene, se il futuro del pianeta vi preoccupa sappiate che c’è un modo molto più immediato e meno dispendioso per aiutare l’ambiente: basta cambiare la nostra dieta.

Ce lo assicura un nuovo studio dell’università di Oxford, che insieme all’istituto elvetico Agroscope ha creato il più grande database esistente in campo agroalimentare, inserendo i dati di 40mila aziende agricole in 119 Paesi e di oltre 1600 imprese di trasformazione, confezionamento e vendita di prodotti alimentari.

Concentrando le analisi sui quaranta cibi più comuni, i ricercatori hanno scoperto innanzitutto che il 25% delle aziende copre il 53% degli impatti ambientali. Il problema insomma non riguarda tanto la richiesta di determinati alimenti quanto il modo di produrli.

I bovini da carne allevati su terreni disboscati, per fare un esempio, producono 12 volte più gas serra e consumano 50 volte più terra rispetto ai loro simili nutriti sui pascoli naturali, sebbene anche le carni più virtuose richiedano comunque sei volte più gas serra e 36 volte più terreno rispetto a fonti di proteine vegetali come i piselli e i legumi.

L’allevamento utilizza in modo diretto o indiretto l’83% dei terreni coltivati nel mondo e produce il 60% delle emissioni agricole. Ma nella lista dei “cattivi” non c’è soltanto la carne rossa industriale.

Un chilo di pesce allevato in acquacoltura infatti può comportare più emissioni di metano e gas serra di un manzo, e perfino tra una birra e l’altra esistono clamorose differenze di costi ambientali.

A far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, come dicevamo, sono proprio i consumatori. Dimezzando i consumi dei prodotti di origine animale si potrebbero ridurre del 73% le emissioni di gas serra e di 3,1 miliardi di ettari i consumi di terreno. Mentre una riduzione del consumo di olio, alcol, zucchero e caffè del 20% equivarrebbe a un 43% di gas serra in meno.

Nel nostro carrello della spesa c’è un potere che va ben oltre quello di scelta tra una marca e l’altra. Sta a noi usarlo in modo informato e responsabile. E se dopo aver apportato queste modifiche alla dieta acquistate una macchina elettrica, fate doppiamente del bene all’ambiente!

 

Gaetano Pascale

da La Stampa del 1 luglio 2018

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio