Cambiamento climatico: partiamo dagli orti per invertire la rotta

«Sono ormai due anni che la stagione delle piogge arriva con due mesi di ritardo. Come se non bastasse, termina anche prima, verso ottobre, allungando molto il periodo di siccità. All’inizio non ci siamo accorti di quanto stava accadendo: di solito la stagione secca e quella delle piogge si dividevano in parti uguali durante l’anno, tanto che il mese di giugno era l’ultimo utile alla produzione nei campi. Oggi, invece, tutto è cambiato e le nuove stagioni ci hanno costretti a modificare non solo stili di vita, ma anche i cicli di produzione.

Per fortuna, intorno al nostro villaggio, abbiamo sempre coltivato diverse varietà, anche in piccoli appezzamenti, ma spesso i contadini non hanno prestato attenzione alle varietà selezionate e, ancor peggio, hanno sempre ritenuto che questa nuova tendenza climatica fosse solo passeggera. Oggi, nel villaggio tante delle antiche varietà non si coltivavano più: c’è una grande maggioranza di campi di cotone e tabacco, per l’esportazione, e di manioca, per la produzione intensiva di gari, che ha progressivamente sostituito l’agricoltura di sussistenza che si basava sulle varietà locali come miglio, fonio, taro… Insieme agli altri membri del Convivium di Kouba stiamo cercando di sensibilizzare tutti i membri della comunità sulle conseguenze della deforestazione e del cambiamento climatico. Cerchiamo di aiutare i produttori a comprendere che non devono minimizzare il problema, ma affrontare in maniera sistematica il nuovo clima, seminando e raccogliendo prima e coltivando non solo diverse varietà di prodotti, con cicli di produzione più brevi per garantire un minimo raccolto, ma soprattutto varietà locali, che meglio si adattano al terreno e alle temperature e quindi richiedono meno cure e prodotti chimici.

Non sono un esperto di clima, per cui non ho soluzioni sicure, ma vivo ogni giorno le conseguenze di ciò che sta accadendo e so che è necessario fare qualcosa, al più presto. Rischiamo di perdere la nostra sicurezza alimentare e un patrimonio immenso di biodiversità. Partire dagli orti, ossia da coloro che producono il nostro cibo, è quindi molto importante.

Nei nostri orti, che siano quelli del progetto dei 10.000 orti in Africa o quelli di altri simpatizzanti di Slow Food, insegniamo ai produttori ad applicare una buona rotazione delle colture, a selezionare semi di varietà locali, a evitare l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici e a usare compost e prodotti naturali. Collaboriamo anche con Slow Food Lombardia e l’associazione ManiTese non solo nella formazione degli adulti, principalmente donne, ma anche dei ragazzi di tre scuole primarie nei villaggi di Kouandé, Tampègré e Kouba, nella zona di Toucountouna. Tutti i membri della comunità hanno aderito con entusiasmo alla filosofia di Slow Food e grazie a questa sinergia siamo riusciti a far ripartire coltivazioni di prodotti quasi dimenticati, nonostante si adattassero bene al territorio, e abbiamo evitato che otto di questi scomparissero dalla regione. In particolare, le donne locali sono riuscite a recuperare i semi di una varietà di manioca e li hanno riprodotti per la semina di quest’anno: speriamo di riuscire a creare una piccola filiera.

Anche le autorità locali stanno lentamente capendo l’importanza del nostro lavoro. Credo che tutti i leader dei nostri paesi dovrebbero essere consapevoli non solo dei danni che ci troviamo ad affrontare, ma soprattutto del disastro che si profila all’orizzonte. Le istituzioni devono dare il buon esempio nella tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, sia nelle zone rurali sia in quelle urbane. E se non lo fanno, dobbiamo allora iniziare a farci sentire noi, a cambiare i nostri stili di vita ed essere protagonisti del cambiamento.

Achille Tepa
Convivium de Kouba

Le foto sono dell’orto del  “Tampègré B” in Kouba, Benin

La produzione industriale di cibo è responsabile di gran parte delle emissioni di gas serra che stanno stravolgendo il clima. Ma a partire dal cibo, possiamo individuare le soluzioni possibili. E questo l’obiettivo di Slow Food che con Menu for Change ha avviato una campagna di raccolta fondi e comunicazione che mette in relazione cibo e cambiamento climatico. Vogliamo raccontarvi come il riscaldamento globale sta mettendo in difficoltà le nostre comunità contadine e come insieme a Slow Food stiano trovando le soluzioni. Ogni contributo fa la differenza, aderisci a Menu for Change, sostieni Slow Food. Dona ora.

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