Cambiamento climatico, iniziamo dal cibo!

Non fa certo piacere averne consapevolezza, ma non possiamo più ignorare che il sistema agroalimentare è tra le prime cause del riscaldamento globale. Tanto che, in tutto il mondo, dalla produzione al consumo, questo sistema contribuisce al cambiamento climatico con il 35% delle emissioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto. Solo l’allevamento zootecnico produce il 18% dei gas serra. A cui aggiungiamo il consumo del 38% dei territori e il 70% dell’acqua. Non possiamo certo digiunare per salvare il pianeta. Ma senza perdere gusto, forse anzi guadagnandone, e cambiando anche di poco le nostre abitudini possiamo contribuire davvero al mitigamento del riscaldamento globale e alla riduzione dell’inquinamento di questo nostro bistrattato pianeta. Ecco qualche dritta per scegliere cibo amico del clima.

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Meno carne. Può sembrare arduo, ma una volta preso il giro non si torna indietro. Mangiare meno carne aiuta tutti, anche perché ne mangiamo pure troppa. Il risparmio? Migliaia di litri d’acqua e vagonate di emissioni. Se ogni famiglia ne comprasse il 30% in meno e solo da allevamenti estensivi e locali ridurrebbe le sue emissioni di circa 1000 chili di CO2 l’anno. Non male.

Locale, fresco e di stagione. Scegliamo frutta e verdura di stagione e, per quanto possibile, locali, tagliamo così km ed energia spesa a scaldare serre. E poi, fresco è meglio perché più ricco di vitamine e come dice climatologo Luca Mercalli: «Mangiare fragole a gennaio è come bersi un bicchierino di petrolio». Disgustoso, vero?

Varietà antiche. I contadini la sapevano lunga: le varietà tramandate da generazioni sono quelle che meglio si adattano a clima e paesaggio. Coltivare prodotti inadatti ai territori o seminare e raccogliere senza tenere conto delle stagioni è possibile solo utilizzando moltissima acqua. O aiutini chimici vari. Pensiamo solo alle mele o al mais.

Dieta Mediterranea. Se seguiamo la dieta Mediterranea, vinceremo su tutto: gusto, salute, linea e coscienza.

Mercato contadino. Sui banchi del mercato contadino saremo sicuri di trovare tutto quel che ci serve per la nostra gioia alimentare. E se si tratta di frutta e verdura bio, avremo fatto bingo: chi sceglie di consumare prodotti da agricoltura biologica o biodinamica risparmia il 30% delle emissioni.

Pane. Scegliamo il pane artigianale. Le differenze rispetto a quello industriale sono macroscopiche. Ce lo dicono gli ingredienti. Pane industriale: farina di frumento, acqua, strutto, destrosio, lievito, sale emulsionanti (E 471, E481) latte intero in polvere. Pane artigianale: farina, lievito madre, sale, acqua. Non è difficile capire chi pesi di più sull’ambiente (e sulla salute).

Legumi. Mangiamo più legumi: sono buoni, sani e non ci annoieremo mai! Fagioli, piselli, lenticchie, fave, cicerchie e lupini presentano una grande varietà di tipologie, coltivate in piccole realtà che rappresentano una grande ricchezza. Per l’ambiente e per le nostre pance.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Da Slow n1, 2017

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