Calabria a glifosato zero

La Calabria è la prima regione italiana a eliminare dai disciplinari dell’agricoltura integrata il glifosato – uno degli erbicidi più usati al mondo – considerato “probabilmente cancerogeno” dall’Oms, altamente inquinante e, ciononostante, autorizzato all’uso in Europa e tra i più diffusi in Italia: è il componente di circa l’80% degli erbicidi venduti nel nostro paese.

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L’Europa tentenna sulla messa al bando tanto che quest’estate la Commissione ha deciso estendere in via provvisoria l’autorizzazione all’uso per tutto il 2017. Disattendendo speranze e ignorando la volontà dei cittadini.

Ecco però, che dove non arriva l’Europa allora arriva la Calabria che ha escluso le aziende agricole che utilizzano il glifosato dai finanziamenti del Psr (Piano di sviluppo rurale). Proprio una bella pensata, un esempio che ci auguriamo possa essere seguito da tutte le Regioni italiane che potrebbero, in questo, modo accelerare e influenzare la decisione europea.

L’iniziativa della Regione Calabria è stata appoggiata dalla Coalizione #StopGlifosato, di cui Slow Food Italia fa parte, impegnate a bandire finalmente questo veleno dai nostri campi e tavole (qui l’editoriale di Carlo Petrini sull’argomento).

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Non c’è dunque più motivo di temporeggiare, conosciamo già gli effetti sulla nostra salute e sull’ambiente: è provato infatti che il glifostato causi disturbi al sistema ormonale e ai batteri intestinali benefici, danni al Dna, tossicità riproduttiva e dello sviluppo, malformazioni, cancro e neurotossicità.

La decisione della Regione Calabria segue di pochi giorni un’altra vittoria importante sui colossi dell’agrochimica: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ribadito che i cittadini hanno il diritto di essere pienamente informati riguardo ai pesticidi, la loro natura e i loro effetti sull’ambiente. La precisazione è fondamentale, perché quando viene presentata una richiesta di accesso a documenti ambientali, tale concetto precisa la Corte «copre anche le informazioni riguardanti la natura e gli effetti del rilascio di un pesticida nell’aria, nell’acqua o nel suolo, o sulla vegetazione». L’industria fitosanitaria, invece, considerava finora come “emissioni” soltanto quelle sotto forma di CO2 o altri gas serra nell’atmosfera, fornendo invece in modo parziale e lacunoso i dati contenuti negli studi sugli effetti del glifosato da loro condotti.

Altra precisazione ancora più importante della Corte riguarda la diffusione delle informazioni. Nel testo della decisione si legge che «la confidenzialità di un’informazione commerciale o industriale non può essere invocata per precludere la pubblicazione di detta informazione». Questo era il secondo escamotage usato dai colossi dell’agrochimica per nascondere le proprie malefatte: acconsentire a rilasciare i dati contenuti negli studi sugli effetti del glifosato da loro condotti, salvo fornirli in modo parziale e lacunoso in nome del “segreto industriale”. Una mossa che d’ora in avanti non sarà più ammessa.

Il primo effetto di questa vittoria sarà la pubblicazione degli studi dell’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare (Efsa) sul glifosato, finora tenuti in gran parte segreti proprio perché quei documenti sarebbero «sensibili dal punto di vista commerciale».

«Finalmente si inizia a rispondere all’esigenza di trasparenza sulla valutazione scientifica del glifosato» commenta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. «In attesa della prossima discussione europea sul tema, altre regioni dovrebbero seguire l’esempio della Calabria. E in attesa che finalmente la concessione all’uso venga negata per sempre, bisogna ridurre al minimo l’esposizione umana e tutelare i cittadini. Vanno banditi tutti gli utilizzi che comportino un alto rischio di esposizione sia per la popolazione che per gli operatori, come l’impiego di glifosato nei giardini e nelle abitazioni private, così come lo spargimento nei parchi pubblici, sulle strade e lungo le linee ferroviarie».

Oltre ad avviare un’azione immediata per contenere i danni, conclude Pascale, è necessario che «l’Europa apra un dibattito onesto sui possibili percorsi di transizione verso un’agricoltura e un sistema alimentare più sostenibili, basati su una scienza indipendente e completamente trasparente.»

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonti
www.rinnovabili.it/
rivistanatura.com/

 

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