Buono, pulito e giusto: il giusto prezzo

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Nessuno, tra i più poveri, deve essere costretto a nutrirsi di prodotti dannosi; tutti abbiamo diritto a un cibo che ci nutra, ci curi e si prenda cura del nostro pianeta

Tra i tre concetti fondamentali che stanno alla base della nostra associazione, forse quello di “giusto” è il più difficile da comunicare e da far passare. Quando parliamo di cibo, tirando in ballo il giusto ci riferiamo soprattutto al prezzo. Il giusto prezzo, appunto.

In Buono, pulito e giusto questo è uno dei temi principali: nella riedizione aggiornata del volume Carlo Petrini ha deciso di tornarci sopra e dedicare una nota al prezzo del cibo, uno degli argomenti più discussi all’interno e all’esterno di Slow Food.

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IL PREZZO DEL CIBO

«Torno ancora sulla questione prezzo perché è un tema centrale nel dibattito sull’agricoltura di qualità. Alla fine di ogni conferenza su sostenibilità, biologico, alimentazione di qualità, la prima mano che si alza dal pubblico è sempre foriera di una riflessione ormai classica: «Ciò che lei dice è giusto – mi concedono – in linea teorica, ma poi la gente deve fare i conti con i soldi che ha in tasca e quando si va a far la spesa, se eliminiamo i supermercati e i prodotti a basso costo molte famiglie non ce la possono fare». Il ragionamento è solo apparentemente sensato.

Quello che si sta sostenendo in realtà è che occorre lasciare in circolazione un’agricoltura che inquina, ammala e crea ingiustizie (quante volte quel prezzo basso si costruisce grazie a soprusi sulle persone, a prepotenze commerciali, a mancato rispetto delle norme sul lavoro?), per destinare poi quei prodotti a chi? A coloro che sono già più deboli socialmente ed economicamente. E chi dice queste cose si sente per un attimo il paladino degli oppressi, che si alza a difenderli polemizzando contro chi invece pensa solo a far mangiare bene chi ha i soldi. Bella difesa, non c’è che dire!

bpgQuello che cerco invece di sostenere, pur nella consapevolezza di fare un discorso facile da irridere e da tacciare di utopia, è che il cibo di bassa qualità ha costi spaventosi, che si ripercuotono in prima battuta su chi lo consuma, e in un secondo momento (ma non lontano nel tempo) su tutta la comunità dei viventi. Costi di ogni genere: ambientali, economici e sociali. Perché il ragionamento che abbiamo fatto sul senso della sostenibilità, che si deve perseguire a ogni livello, va fatto in maniera perfettamente parallela se si parla di “insostenibilità”: quella ambientale sarà anche economica e sociale, non c’è scampo. Allora la costruzione di un prezzo – il prezzo reale, complessivo, di un prodotto – deve considerare tutti gli ambiti in cui un prodotto ha agito. I consumatori devono reimparare che il valore così come il disvalore di un prodotto entra nella costruzione del prezzo reale, il quale non corrisponde al cartellino del prezzo, ma si misura considerandone tutte le implicazioni – positive o negative. Nessuno è abbastanza ricco da potersi permettere i costi di un cibo scadente; nessuno, tra i più poveri, deve essere costretto a nutrirsi di prodotti dannosi; tutti abbiamo diritto a un cibo che ci nutra, ci curi e si prenda cura del nostro pianeta.

I dieci anni appena trascorsi sono stati anche i dieci anni in cui si è sviluppato negli Stati Uniti il progetto di Slow Money, che dichiaratamente ha preso l’avvio dalle riflessioni e dalle tematiche portate avanti da Slow Food. Slow Money sta cercando, con successo, di realizzare accanto a un nuovo sistema produttivo e di consumo un nuovo sistema economico che lo accompagni, in cui il rischio di impresa sia condiviso tra chi investe e chi produce, in cui le ricchezze che si sono costruite anche grazie ad azioni dannose per gli ecosistemi si mettano oggi a disposizione di una Terra dalla quale non si può sempre e solo prendere energia, in cui – questa è la sua più recente evoluzione – non solo i grandi capitali concorrano al sostegno dell’agro-alimentare di qualità, ma anche i piccoli e piccolissimi investitori e risparmiatori possano dare il loro contributo. Quello che descrivevo come un capitale paziente, rispettoso e “lento” si è messo in azione e sicuramente contribuirà a rendere migliore il nostro cibo e il pianeta.»

Buono, pulito e giustobpg cover

Pagine: 354

Prezzo al pubblico: 14,50 €

Prezzo online: 12,33 €

Prezzo soci Slow Food: 11,60 €

 

 

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