Carlo Petrini: «Buon compleanno, Slow Food Italia. Ora è il momento di aprirsi al mondo»

Stiamo ripercorrendo insieme i trent’anni di Slow Food in Italia, attraverso il ricordo di chi ha fatto la storia dell’associazione. Voci storiche e voci nuove si intrecciano per raccontarci com’è cambiata Slow Food e come cambierà in futuro: arrivati a metà del viaggio, festeggiamo proprio oggi l’anniversario di fondazione con un testimonial eccezionale. La parola, dunque, a Carlo Petrini.

arci_gola_trafilettoA darne notizia, ben tre giorni dopo, è una breve sull’edizione di mercoledì 30 luglio 1986 de La Stampa, relegata a fondo pagina fra le cronache piemontesi: «Bra: eletto presidente Arci-Gola». Un trafiletto di una colonna, a fianco di un ampio approfondimento sulle vicende calcistiche del Canelli, informa i lettori che tra sabato 26 e domenica 27 «il Tanaro, nel tratto fra Alba e Bra, ha tenuto a battesimo l’Arci-Gola, la lega enogastronomica dell’Arci costituitasi ufficialmente con un’assemblea itinerante che ha fatto tappa a Fontanafredda, Verduno e Barolo. Luoghi dove si mangia bene e si beve meglio, secondo l’imperativo della lega nata per iniziativa dell’Arci-Langhe, che ha sede a Bra».

L’articolo si chiude ricordando che i rappresentanti dei 30 circoli Arci aderenti hanno eletto all’unanimità, quale presidente nazionale della neonata associazione, tale «Carlo Petrini, 37 anni, braidese». Nessuno dei presenti, di certo, immagina di aver fatto il primo passo verso una rivoluzione che in capo a trent’anni porterà a un movimento globale con 100mila iscritti in 160 Paesi del mondo, 480 Presìdi animati da 13mila produttori, duemila comunità del cibo riunite nel network di Terra Madre, una fondazione, un’università, una casa editrice e 240 dipendenti nelle diverse sedi.

Non lo immagina nemmeno lui, “il visionario” per antonomasia. Per Carlo Petrini quella due giorni è solo una ratifica, un passaggio obbligato: giusto un mese prima, al congresso dell’Arci si è consumato lo strappo fra l’ala più istituzionale e politicizzata e quella movimentista capitanata da Legambiente. Quando gli ambientalisti sbattono la porta, gli arcigolosi capiscono che è ora di contarsi. L’ispirazione per il nome arriva dal periodico La Gola di Gianni Sassi: «Forse la rivista di maggior livello che la gastronomia italiana abbia conosciuto», a detta di Petrini.

In quell’epoca, spiega, «l’interesse per l’alimentazione aveva anche una grossa componente ludica. Eravamo però parte integrante di una sinistra un po’ chiusa sul fronte del piacere». Certo, dopo il Sessantotto e il Settantasette c’è chi reclama attenzione ai “bisogni secondari”, chi afferma che “il personale è politico”, chi rivendica il diritto a lavorare (e magari mangiare) con lentezza. Ma il grosso dei militanti è diffidente: «Si praticava il piacere della tavola all’insegna del detto “vizi privati e pubbliche virtù”, cioè come qualcosa da nascondere. Noi ci scherzavamo, sapendo che nella tradizione del movimento operaio c’erano stati momenti di socialità molto alta legati al cibo».

carlo_petriniSi guarda all’esempio delle case del popolo, specie in Emilia Romagna e Toscana, a una convivialità contadina da rinnovare. Il progressivo aumento di attenzione verso l’enogastronomia di qualità è vissuto come un allargamento di prospettive: l’accesso alla qualità, per Petrini e gli arcigolosi, è un diritto di tutti.

Eppure, racconta il papà della Chiocciola, già con la pubblicazione delle prime guide si apre il dibattito sul presunto elitismo dell’associazione: «È un’accusa che non ho mai sentito rivolgere da gente umile e senza mezzi economici, semmai da signori tanto benestanti quanto conservatori. Il problema è che facilita un approccio sbagliato al cibo: non si tiene conto delle esternalità negative, di quanto i cibi a basso costo siano spesso più cari di altri, perché il vero prezzo lo pagheranno la salute di chi mangia e l’ambiente».

La contraddizione, insomma, è la stessa oggi come trent’anni fa: «Il cibo per i poveri viene realizzato da industriali ricchi, mentre il cibo per i ricchi proviene perlopiù da agricoltori e produttori poveri». E la grande aspirazione di Slow Food è quella di sanare questo paradosso, specie attraverso l’attività di Terra Madre.

carlo_petrini_terra_madreDal 2004 Terra Madre ha imposto una nuova agenda politica nel movimento, guidata dall’attenzione per i temi ambientali e per i diritti dei contadini, senza per questo dimenticare la filosofia conviviale dei primi tempi: «Non c’è antagonismo tra il diritto al piacere e le rivendicazioni sociali, anzi c’è perfetta sintonia. Chi conosce l’umanità di Terra Madre sa che si tratta di un’umanità dignitosa e gioiosa, convinta che il piacere del cibo sia un diritto di tutti, non di qualche élite formata da chi ha i soldi per permetterselo». Un piacere legato all’ideale «del sobrio epicureo, non del ricco crapulone: la ricerca di un cibo buono, ma anche giusto, perché morigerato e non grossolano, e pulito, perché in armonia con la natura».

La prossima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, la prima diffusa in tutto il centro di Torino, conferma una tendenza a coinvolgere pubblici sempre più ampi nel discorso di Slow Food: «Se nella fase iniziale abbiamo dovuto accettare la nostra dimensione, ora è il momento di aprirsi e di essere sempre più inclusivi. Pronti al dialogo con chiunque porti avanti istanze vicine alle nostre».

Gli ultimi tre decenni hanno cambiato tutto nel mondo del cibo, anche grazie a Slow Food. Difficile sapere cosa accadrà domani, ma Carlo Petrini si sente di formulare un auspicio: «Spero che il movimento si apra al mondo dei giovani e soprattutto non si burocratizzi. Perché quando un movimento si burocratizza inizia la sua fine, la perdita delle idealità». La scommessa del futuro sarà fare in modo che la filosofia slow resti una rivoluzione che si rinnova ogni giorno. Auguri, allora, e ai prossimi trent’anni.

 

Andrea Cascioli
a.cascioli@slowfood.it

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