Buon compleanno Carlo!

Per il suo compleanno Carlo Petrini ha ricevuto un regalo speciale: La coscienza del cibo, un libro in suo onore realizzato con il contributo scritto di 26 autori, da Antonio Albanese a Gustavo Zagrebelsky, passando per Enzo Bianchi, Lella Costa, Carlo De Benedetti, Oscar Farinetti, Aldo Grasso, Gad Lerner, Ermanno Olmi, Moni Ovadia e Roberto Vecchioni (e tanti altri ancora). Ve ne proponiamo qualche estratto…

Un sapere
Ezio Mauro – Direttore de La Repubblica
«Ma il mio amore è Paco».  Ho pensato a Fenoglio quando ho conosciuto Carlin Petrini, non perché lui assomigliasse al personaggio del racconto e alla sua passione per il gioco, ma per il condensato di atmosfera, la riunione di mondi diversi che c’è in lui e che trasmette parlando, fissandoti con passione, muovendo le mani grandi. Il dialetto che spunta dietro un lessico preciso e sofisticato, come una lingua-guida, un richiamo continuo, un tam-tam che dà il ritmo a tutto il discorso. Ma, più ancora, la visione, la speranza, l’ottimismo del fare, la protervia contadina del credere che una buona idea possa diventare cosa, crescere a dispetto di tutto e alla fine persino vincere. C’è in Carlo quell’aria dilatata che hanno appunto certi personaggi di Langa, visionari certamente, talvolta esagerati, durissimi nell’inseguire il loro obiettivo e leggeri invece nell’amicizia, nel rapporto umano. Autentici fin dalla prima stretta di mano. Fedeli

La difficile ascesa sulla via mediatica
Sergio Miravalle – Giornalista de La Stampa
Un seme. Basta un seme. Se la terra è buona e il clima giusto può attecchire, diventare pianticella, crescere, farsi largo, catturare la forza del sole e diventare un grande albero. Deve però trovare acqua e humus e non temere la siccità e il gelo. Carlin ha gettato il seme e l’idea, anzi le idee, che si sono fatte concrete, forti, vigorose. Quel ragazzone barbuto di Bra e i suoi amici ci sono riusciti. Hanno superato le incomprensioni, le invidie e l’indifferenza con il concime segreto della tenacia, abbinato a forti dosi d’ironia. «Qui si fanno cose serie divertendosi». Parole sante. Da cronista per anni ho seguito la crescita di quel seme. […] Il Congresso nazionale dell’ottobre 1994 a Palermo venne liquidato dal Giornale di Sicilia con una notizia a una colonna. Nella stessa pagina il titolo d’apertura era sulle spiagge riservate ai nudisti.

Dalla conoscenza alla coscienza, dal sai al fai
Gianni e Paola Mura – Giornalisti de La Repubblica
La coscienza del cibo s’è opposta all’incoscienza del cibo. Per capire che cos’è accaduto, negli anni carlineschi, bisogna pensare a quel che c’era prima. Il cibo-rifugio, cibo-simbolo, il cibo-piacere, ma soprattutto il mangiare per mangiare, il bere per il bere: c’è quel che c’è, pancia mia fatti capanna, finché dura questa manna. […] Che Carlo Petrini fosse un predestinato, un difficilmente ripetibile impasto tra intellettuale e bon vivant, homo politicus e catalizzatore, si poteva capire già da dove è nato: Bra. Unico anagramma possibile: bar. Cioè un luogo di sosta e dialoghi, anche lunghissimi. Nel nome anagrafico, un poeta, Lorca. Nel diminutivo affettuoso c’è uno strumento musicale, sempre in spagnolo: clarín. Nel cognome un quadretto agreste (tre pini), ma anche un segnale enoico (per tini).

Quando i sogni nascono dalla realtà
Aldo Grasso – Docente universitario e critico televisivo del Corriere della Sera
Per essere un grande sognatore bisogna avere i piedi ben piantati per terra. Non ho mai conosciuto uno così sognatore come Carlin; non ho mai conosciuto un uomo così radicato nel suo territorio, la Langa, come lui. […] Ogni grande progetto ha un fondo estremo, quasi violento, di utopia, ma non c’è utopia più dolce di quella che affonda le sue radici nella Terra Madre per costruire una rete globale di nuovi gastronomi che stabilisca un’alleanza tra le diverse comunità del cibo. Petrini, specie in Italia, viene accusato di essere il profeta di un sapere nostalgico, una cultura che si è impossessata delle parole della tradizione, natura, ecosistema per farne feticci. Il sapere nostalgico, alla disperata ricerca di ripristinare un mondo contadino «buono, pulito, giusto», riformula l’idea millenarista di una rottura di un equilibrio ancestrale e della conseguente attesa in un’età futura, concepita come l’eone della perfezione, nella quale regnerà sovrana la giustizia e tutti i mali inerenti alla condizione umana saranno eliminati. In realtà, è difficile trovare qualcosa di più concreto dell’attività di Slow Food.

Carlo Petrini: la coscienza del cibo

Autore: AA VV
Pagine 271 – 12,32 euro

Disponibile in libreria dal 18 giugno e on line nel nostro store!