Birra: perché scegliere quella artigianale?

Una delle domande più ricorrenti quando si parla di birra è quale sia la differenza tra un prodotto artigianale e uno industriale. Tante sono le risposte che possono essere date: certamente il fatto che la birra artigianale non preveda la pastorizzazione come metodo per la conservazione del prodotto è un elemento centrale come lo è il fatto che per produrla non vengano utilizzati ingredienti succedanei di malto e luppolo. Queste risposte però, pur corrette, non spiegano perché una persona dovrebbe scegliere una birra artigianale rispetto a un’industriale. E allora forse la risposta migliore è che le birre artigianali sono l’immagine del birraio che le produce e in quanto tali, non solo sono buone, ma hanno un’anima, una storia, un carattere, un accento. Basta incontrare i birrai presenti ormai su tutto il territorio italiano per capirlo. Talvolta questo avviene senza che il birraio quasi se ne renda conto, come nei prodotti di Alessio Selvaggio (Croce di Malto-Trecate, No), di Agostino Arioli (Birrificio Italiano-Limido Comasco, Co) o di Giovanni Campari (Birrificio del Ducato-Soragna, Pr): le loro birre, pur diverse nella tipologia, riflettono la propensione alla ricerca continua, alla precisione, alla cura estrema del dettaglio. Anche quando reinterpretano stili classici di altri territori brassicoli questi birrai lo fanno con misura con eleganza, senza voler stupire. In altri casi invece il birraio desidera mettere in evidenza la sua storia, il suo territorio, le tradizioni che conosce sin da bambino. E qui il pensiero va a Riccardo Franzosi (Birrificio Montegioco-Montegioco, Al), a Donato di Palma (Birranova-Conversano, Ba), a Nicola Perra (Barley-Maracalagonis, Ca) e ai fratelli Gennaro e Claudio Cerullo (Birrificio Amiata-Arcidosso, Gr): ognuno di loro mette nelle birre prodotti che sente vicini – le pesche, il grano arso, la sapa di mosto, le castagne – e così si racconta e permette a noi di conoscerlo anche a chilometri di distanza e di viaggiare stando seduti al bancone di un pub.

Un mondo in costante e grande crescita quello della birra artigianale italiana. Sembra impossibile che nel 1996 (solo 18 anni fa) i birrifici presenti in Italia potessero essere contati sulle dita di 2 mani. Eppure questa è la storia di uno dei più incredibili successi del settore agroalimentare italiano: oggi i birrifici artigianali passano quota 500, sono diffusi in modo uniforme su tutto il territorio italiano e hanno raggiunto livelli qualitativi tali da fare invidia a nazioni dove la birra si beve da secoli e in quantità decisamente superiori. Eppure il nostro Paese è guardato da tanti come un punto di riferimento; e se qualche anno fa un’Italia brassicola era la stranezza oggi è la norma. Nella Guida alle Birre d’Italia 2015 di Slow Food Editore (in libreria a 14,50 €), dopo avere visitato oltre 400 birrifici, ne abbiamo raccontati 329 (quelli che secondo noi hanno raggiunto un livello qualitativo sufficiente). 

Carlo Petrini
Da La Repubblica 
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