Benvenuto crollo della della frutta fuori stagione. Mangiamo locale, anche sotto le feste

In questi giorni di festa sarete in pieno fermento per gli acquisti al mercato, la preparazione del cenone o i pranzi coi parenti. Momento concitato: chi avrà ospiti a casa starà facendo spese importanti e deve organizzarsi bene. Per questo non vogliamo darvi un consiglio su un prodotto in questa settimana, ma una notizia ci fa piacere comunicarla e le raccomandazioni che la seguono sono ciò a cui più tiene Slow Food in fatto di consumi alimentari.

Non è il caso di fare i guastafeste e dunque iniziamo dalla notizia, che è positiva. Da un po’ di anni esiste il fenomeno delle fragole a Natale, provenienti dal Marocco o da altre zone fuori dalla comunità europea.

Un tentativo deciso da importatori e commercianti perché storicamente è sempre stato ritenuto prestigioso portare in tavola nelle feste i cosiddetti prodotti di “controstagione”, provenienti da lontano: molta frutta, non soltanto esotica. Fragole, ciliegie, ma anche pesche e albicocche. Frutta non buonissima, sicuramente molto trattata, insostenibile per il viaggio compiuto e per le economie agricole che sfrutta; in più molto costosa.

Ebbene, quest’anno, come da un paio a questa parte, i commercianti ci confessano un vero e proprio crollo del mercato di questi prodotti. È il segnale che probabilmente nella testa delle persone sta entrando l’idea che andiamo ripetendo come un mantra da anni.

Meglio mangiare locale e di stagione, anche sotto le feste e d’inverno, cercare i nostri ottimi agrumi italiani, per cui c’è da sbizzarrirsi nella possibilità di scelta, la frutta secca locale, i conservati preparati al momento giusto. Soltanto in tema di fichi secchi, per fare un esempio, il mondo dei Presìdi Slow Food offre gemme fantastiche.

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Fichi secchi di Carmignano, Presidio Slow Food

Questo ci rallegra ma non ci fa desistere dalle nostre battaglie. E qui la raccomandazione: comprate il giusto, non esagerate, evitiamo gli sprechi in questo periodo di consumismo sfrenato. È un messaggio importante che possiamo dare al mondo e ai nostri invitati, a partire dalle tavole imbandite.

Non è il caso di fare rinunce, ma magari evitare salmoni d’allevamento pessimi, prodotti che imitano il lusso e sono tremendi. Puntiamo su piatti semplici, nostrani, che scaldano il cuore e che non butteremo nella spazzatura perché preparati da noi con cura. È il modo migliore per celebrare in famiglia.

 

Carlo Bogliotti

c.bogliotti@slowfood.it

da La Stampa del 24 dicembre 2016

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