Benvenuti pomodori da salsa. Ma scegliete quelli “caporalato free”

Questa rubrica occupa il suo piccolo spazio in penultima pagina da quasi sette anni. È normale che si siano sviluppate alcune abitudini, inevitabili ripetizioni che cadono sempre nello stesso periodo dell’anno ma anche alcune piccole «tradizioni».
È il caso quest’ultimo, da un po’ di anni a questa parte, di un discorso che non ci stancheremo mai di riportare e che ci sembra perfetto per la settimana di Ferragosto. Da un lato perché la stagione è giusta – e ci mancherebbe – e dunque va colto il momento, dall’altro perché mentre siamo un po’ tutti in vacanza non vogliamo dimenticare cosa succede spesso a pochi chilometri dalle più belle spiagge del Belpaese che affolliamo con sacrosanta voglia di relax.

foto G.Cesariello/Visualpress

Parliamo di pomodori da salsa, del fatto che ora sono in piena maturazione e perfetti per una produzione casalinga: c’è chi si diverte ad approfittare del tempo libero per fare conserve o anche solo per cucinare un sugo veloce (almeno ora non usiamo la passata confezionata) e quindi godere di tutta la fragranza di un polpa soda e poco acquosa che solo le migliori varietà da salsa sanno garantire. Ma c’è un fatto che non possiamo non considerare: mentre siamo con le nostre famiglie a goderci il meritato riposo intere schiere di uomini e donne si trovano nei campi a raccogliere pomodori destinati all’industria conserviera, oscillando tra uno sfruttamento che non riconosce adeguati compensi (meno del 50% del minimo sindacale) fino a forme di vera e propria paraschiavitù, il cosiddetto caporalato, che ogni anno non manca di lasciare sui campi morti sotto silenzio (dieci l’anno scorso) e tanta disperazione tra i quasi 100.000 (dati Flai-Cgil) lavoratori stagionali impiegati, italiani e migranti. Non vi parleremo dunque delle migliori varietà per le vostre conserve, dei Presìdi Slow Food o dei pomodori locali, ma vi consigliamo di prendere visione della lista di marchi e iniziative «caporalato free» sul sito di Slow Food: per fortuna ogni anno si moltiplicano (trovate qualche consiglio qui e anche qui). E poi due belle notizie: il 12 agosto è stato votato in Senato un disegno di legge contro il caporalato, mentre il sindaco di Nardò (zona «calda» per il fenomeno) è riuscito a vietare il lavoro nei campi dalle 12 alle 16. Una vittoria clamorosa che le sette industrie conserviere attive in zona avevano contestato, perdendo però il ricorso al Tar.

 

Carlo Bogliotti

c.bogliotti@slowfood.it

da La Stampa del 13 agosto 2016

 

photocredit: foto G.Cesariello/Visualpress

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