Benessere animale, anche nei mattatoi

In Francia ci sono 263 macelli e circa 1000 operatori preposti al controllo degli animali. Si esamina che non abbiano malattie contagiose, che la loro carne possa essere immessa sul mercato. Invece, il loro benessere è spesso un elemento trascurato e ignorato, come mostrano le riprese di L214 nei mattatoi francesi.

Da qualche settimana, i mattatoi francesi sono finiti nel mirino degli animalisti – e non solo – per via dei molti e documentati casi di maltrattamento degli animali. L’ultimo in ordine di tempo è quello di Soule (a Mauléon-Licharre, nella regione Pyrénées-Atlantiques), che pur si fregia delle certificazioni Bio e Label Rouge che, in teoria, costituirebbero delle garanzie supplementari. Quello di Soule, tuttavia, non è un caso isolato. Lo scorso autunno, ad esempio, avevano fatto clamore presso l’opinione pubblica i video girati clandestinamente dalla Ong L214 [http://www.l214.com] (il nome è un richiamo alla legge del 1976, secondo la quale «ogni animale è un essere senziente») presso il macello comunale di Alès. CZ4RWLrWYAI0WrX

Qui riportiamo il link al video, ma con un’avvertenza: si tratta di immagini particolarmente cruente, scioccanti. Evitate di accedervi se pensate di non poterle sostenere: www.lemonde.fr.

La scoperta di nuovi casi di maltrattamento e gli ennesimi scandali che sono seguiti hanno determinato una presa di posizione decisa da parte del Ministro dell’agricoltura francese Stephane Le Foll che ha ordinato di procedere a ispezioni specifiche sulla protezione animale in tutti i mattatoi al fine di far luce su queste pratiche.

In una lunga intervista a Le Monde (www.lemonde.fr) Laurent Lasne, presidente del sindacato nazionale degli ispettori di salute pubblica veterinaria, ha parlato del lavoro degli ispettori e delle criticità di quest’ultimo. I macelli francesi sono complessivamente 263 e gli operatori preposti al controllo un migliaio. Il loro lavoro si concentra prevalentemente in due fasi, ossia l’ispezione ante mortem, volta a individuare eventuali malattie contagiose che non siano state rilevate nell’allevamento, e l’ispezione post mortem, che serve invece a garantire la sicurezza del consumatore controllando la qualità della carne immessa sul mercato. Entrambe le fasi sono così lunghe e complesse che altri passaggi risultano sacrificati o comunque non sistematici. Ad esempio, la frequenza dei controlli sulle procedure di stordimento, abbattimento e dissanguamento non è stabilita né regolare. Può avvenire da una volta alla settimana a una volta al mese. Il che, come si è visto, non basta.

Lasne è molto critico nei confronti di L214, “accusata” di aver prodotto immagini che mostrano solo una faccia – quella negativa – della medaglia; dall’altra parte, pur ammettendo l’errore dei servizi d’ispezione, mostra come i responsabili principali dello stato delle cose siano le imprese di macellazione che spesso non applicano le buone pratiche – stabilite dalla legge – anteponendo esigenze di rendimento economico. Fare di più e farlo in meno tempo, insomma, senza curarsi delle sofferenze e dello stress degli animali. I macelli, negli ultimi 20-30 anni, hanno registrato grandi progressi sotto il profilo dell’igiene. Molto resta da fare, invece, dal punto di vista del benessere animale, un parametro tenuto ancora in troppo scarsa considerazione. Come provare a migliorare le cose? Si parla di videocamere installate nei mattatoi per m
onitorarne le pratiche di lavoro o, anche, dell’istituzione di comitati etici variamente composti – potrebbero rientrarvi rappresentanti degli allevatori, dei macellai, di associazioni per la difesa degli animali, di organizzazioni della società civile… Tutto questo permetterebbe di avere un punto di vista diverso in un mondo al quale, finora, a parte gli operatori si sono avvicinati solo i servizi veterinari.

La speranza è che questo ennesimo scandalo porti a qualche risultato concreto. Che l’ondata di indignazione non si spenga a pochi giorni dai filmati di L214 e che il ministro Le Foll mantenga fede alle proprie promesse. In particolare, anche se a livello europeo è già in vigore una misura che prevede che per ogni macello vi sia un operatore responsabile per il benessere degli animali, bisognerebbe far sì che questa misura fosse effettivamente applicata e che, davvero, gli animali fossero protetti. Perché ora non è così.

Silvia Ceriani
s.ceriani@slowfood.it
Fonti: Le Monde, Les Echos, Agrapress

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