«La terra a chi lavora». Apre la Banca delle Terre Agricole

«La terra a chi lavora» diceva un famoso slogan al tempo delle lotte contadine contro i latifondi. Altri tempi, certo, eppure non si può dimenticare come il riconoscimento del diritto alla terra e lo sviluppo della democrazia siano andati di pari passo in tutto l’arco della storia moderna.

Ben venga allora un’iniziativa come la Banca delle Terre Agricole, inventario dei terreni pensato per valorizzare il patrimonio fondiario pubblico e incentivare l’imprenditoria giovanile.

Il progetto dell’Ismea, ente economico del Mipaaf, si avvale di un portale web dove terreni e aziende vengono descritti in base a caratteristiche del suolo, posizione, tipologie di coltivazioni e valori catastali. Per ora sono stati mappati 8.500 ettari di terreno di proprietà dell’ente, ma il potenziale è di circa 22mila ettari.

Per i giovani che intendono acquistare terreni c’è una corsia preferenziale, oltre alla possibilità di accedere a un mutuo ipotecario. Da notare inoltre che le risorse finanziarie delle vendite vengono reinvestite da Ismea esclusivamente in interventi a favore dei giovani agricoltori.

Il nostro Paese, nonostante le difficoltà comuni a tutta l’agricoltura continentale, resta leader in Europa per numero di giovani impiegati nel settore primario. Secondo una ricerca Coldiretti/ixè, le imprese agricole condotte da under 35 sono 50.543 e sono anche le più virtuose, dato che in media possiedono una superficie superiore di oltre il 54% alle altre, un fatturato più elevato del 75% e un 50% di occupati in più per azienda.

Ragione di più per garantire con ogni mezzo “la terra a chi lavora”, specie a chi può assicurare il futuro dell’agricoltura nei prossimi decenni. Con la sola avvertenza – cui bisognerà porre particolare attenzione – di non creare nuovi meccanismi di concentrazione delle proprietà agricole nelle mani di pochi.

Gaetano Pascale
g.pascale@slowfood.it

Da La Stampa del 19 marzo 2017

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