Audizione sul Ttip al Senato della Repubblica del 5-11-2015

Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, oggi interviene al Senato della Repubblica Italiana davanti alle Commissioni 14a (Politiche dell’Unione europea), 9a (Agricoltura) e 10a (Industria) sul Partenariato trans-atlantico per gli scambi e gli investimenti (Ttip). A seguire l’intervento depositatoProtest against free trade agreement TTIP

Slow Food sostiene modelli alimentari in grado di rispettare la qualità e la salubrità del cibo, tutelare l’ambiente e la biodiversità e con essi i produttori di piccola scala e le produzioni alimentari di filiera corta. Dati questi obiettivi elenchiamo i motivi che, a nostro parere, rendono il Ttip un ostacolo enorme al loro raggiungimento:

1) La necessità delle aziende di ampliare l’area di mercato comporta anche l’aumento della competizione dell’industria alimentare per offrire cibi a prezzi sempre più bassi. Questo modello, che potrebbe sembrare un vantaggio per i consumatori, in realtà non lo è perché comporta una minore attenzione alla qualità del cibo e nasconde costi che saranno pagati dall’ambiente, dalla nostra salute e da produttori mal remunerati.

2) Una competizione che si gioca solo sul prezzo favorisce l’omologazione, producendo cibo uguale in ogni parte del mondo. Questo mette fuori mercato (o comunque in difficoltà) i produttori artigianali, che sono coloro che maggiormente si affidano alla biodiversità e alla tipicità delle produzioni. Gli eventuali benefici economici apportati dal Ttip sarebbero a esclusivo appannaggio delle grandi industrie alimentari; per contro sarebbero fortemente penalizzati gli agricoltori e gli artigiani perché avrebbero meno strumenti per competere sul mercato e dovrebbero gareggiare con prodotti importati meno cari.

3) La standardizzazione dei processi produttivi indotta dal Ttip, con l’eliminazione delle barriere commerciali non tariffarie, non tiene in alcun conto il contesto ambientale e sociale in cui avviene la produzione. Il rischio è che in assenza di una normativa che tuteli e valorizzi la produzione di qualità e di piccola scala, ci siano pochi incentivi verso una scelta produttiva orientata alla sostenibilità.

4) La minaccia degli Ogm è reale e concreta, dal momento che l’approccio alla presenza di cibi contenenti o derivati da Ogm in Europa e negli Stati Uniti è molto diverso.

5) I governi e le norme dovrebbero avere a cuore innanzitutto i cittadini (il loro benessere, i loro diritti, la loro sovranità), le aziende e i fatturati dovrebbero essere funzionali a questo fine. Il TTIP sovverte questa priorità, mettendo al primo posto il commercio e la facilitazione degli scambi commerciali.

6) Il Ttip mette in campo uno strumento giuridico che, al di là dell’arbitrato, sovrasta la legislazione dei singoli Stati. Tale modello è totalmente anomalo anche per il fatto che la conduzione delle trattative a porte chiuse (in parte segrete o comunque non sufficientemente trasparenti) non consente di stabilire con chiarezza gli argomenti legislativi in discussione e in che direzione si orientino le decisioni.

7) Occorre prima di tutto rispettare la volontà dei cittadini. I cittadini europei in larga parte non vogliono il Ttip, come dimostrano le numerose prese di posizione, tante manifestazioni pubbliche e oltre tre milioni e trecentocinquantamila firme raccolte con la campagna “Stop Ttip”. Ammesso e per nulla concesso che questo trattato possa tradursi in benefici maggiori rispetto ai costi, non è accettabile che venga imposto ai cittadini contro la loro volontà.

Gaetano Pascale, Presidente Slow Food Italia
g.pascale@slowfood.it

 

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