Attenti a che pesci prendere!

pesce_missoltinoÈ solo questione di tempo e presto non sapremo più che pesci prendere: circa il 90% degli stock mondiali di pesce è oggi depauperato o sovrapescato. Ad affermarlo è la Fao, nel rapporto biennale sulla pesca e l’acquacoltura.

Il sovrasfruttamento delle risorse ittiche è più che triplicato dagli anni Settanta, tanto che oggi il 40% delle specie più popolari viene catturato in modo insostenibile. Un quadro ancor più allarmante nel nostro Mediterraneo, dove i tassi di sovrapesca si aggirano sul 60%.

Per capire di cosa si parla basta considerare che il valore delle esportazioni ittiche globali è passato dagli 8 miliardi di dollari del 1976 ai 148 miliardi di dollari del 2014, annata record. Solo l’anno scorso, per la prima volta dal 2009, si è registrata una battuta d’arresto che non sembra però destinata a incidere sui consumi pro capite, ormai superiori ai 20 chili annui: entro il 2025, prevede la Fao, la produzione aumenterà ancora del 17%.

Siamo vicini a replicare in mare quella “tragedia dei beni comuni” che tra il XV e il XVI secolo portò alla desertificazione dei pascoli collettivi inglesi. In mancanza di un sistema di controlli e sanzioni a livello globale sono gli egoismi a prevalere. A farne le spese, come sempre, saranno i più deboli: 22 dei 30 maggiori consumatori di pesce rientrano fra i Paesi in deficit alimentare. Nelle nazioni in via di sviluppo, le esportazioni di prodotti ittici generano entrate maggiori di carne, tabacco, riso e zucchero insieme.

In assenza della politica, c’è comunque qualcosa che i consumatori possono fare. Cerchiamo pesci nostrani e di stagione (non in fase riproduttiva), limitando i consumi e preferendo alle specie sovrasfruttate, dal salmone al tonno rosso al pesce spada, quelle neglette: non dimentichiamo neanche che i molluschi sono un’ottima alternativa, perché contengono proteine molto simili a quelle del pesce. In questo periodo, le vacanze al mare offrono le migliori occasioni per portare avanti buone pratiche di consumo: almeno ora lasciate perdere i pesci che si cucinano come bistecche e scoprite tipologie locali. Ci saranno piacevoli sorprese sia per il palato sia per il portafoglio. Chi sfrutta non piglia pesci: ricordiamocene anche noi.

 

Gaetano Pascale – presidente di Slow Food Italia

g.pascale@slowfood.it

da La Stampa del 24 luglio 2016

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