Assurdità da bere: Black Ivory, il caffè più costoso al mondo

Blake Dinkin creatore del Black Ivory tiene a sottolineare che il suo caffè non è solo un capriccio per portafogli rigonfi ma è anche ricco di proprietà nutritive, una vera prelibatezza per i ricchi palati dell’assurdo.

Perché questa pregiata variante di caffè arrivi a deliziarci, deve compiere un lungo viaggio: i chicchi vengono raccolti a quote superiori ai 1.500 metri e raggiungono gli elefanti del Golden Triangle Asian Elephant Foundation che sono pronti a ingerirli. Dopo un tempo di digestione che può variare dalle 15 alle 70 ore le bacche vengono espulse intere, una volta depositati all’interno degli escrementi i chicchi vengono raccolti dai mahouts (coloro che guidano gli elefanti) e dalle loro famiglie, fatti seccare e successivamente, arrostiti. Il processo di fermentazione che segue fa sì che il gusto tipicamente amaro venga appianato. Il processo di digestione durante il quale l’elefante secerne diversi liquidi rende, a detta del suo creatore, la bevanda così deliziosa. Il Black Ivory si autodefinisce il caffè più raro e costoso al mondo. Non fatichiamo a crederci considerando che per produrne un kg ci vogliono circa 8.800 chicchi, quindi 33 kg di bacche integre (difficilissime da trovare dato che l’elefante tende a sgranocchiarle distruggendo il chicco).Viene venduto in alcuni hotel di lusso americani per la strabiliante cifra di cinquanta dollari a tazza, mentre un chilogrammo di macinato costa la bellezza di 1100 dollari.

«La fermentazione è importante per il vino e per la birra e anche per il caffè, perché fa uscire lo zucchero», spiega Dinkin all’Independent. E sarebbe proprio questa il segreto: «Dopo la fermentazione, l’aroma è di cioccolato ma con un tocco floreale. È come se ci fosse anche un po’ di ciliegia – continua – ma non c’è il sapore amaro ed è molto leggero, come il tè. Ecco, potrebbe essere una via di mezzo tra il tè e il caffè».

Che cosa ne pensate? È davvero questione di gusto o solo l’ennesimo status symbol?

Una storia simile riguarda quella del più celebre Kopi Luwak  prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto comune delle palme. Un vizio da 280 sterline al chilo in un mercato che pare essere stato invaso dai falsi e dalle critiche animaliste. Sì, perché inizialmente, i semi di caffè venivano raccolti dagli escrementi degli animali selvatici, la rarità e la bizzarria del processo ne determinò subito l’aumento di prezzo e il sorgere di allevamenti intensivi dove il povero animale veniva tenuto in piccole gabbie e alimentato a forza. La mortalità è altissima e la specie pare essere già a rischio.

Il gioco non vale la candela e Tony Wild, il commerciante che ha fatto scoprire il Kopi Luwak all’Occidente si è dichiarato contrario a questi metodi crudeli lanciando la campagna Cut the Crap (basta schifezze) per fermarne il business. Il grande magazzino del lusso Harrod’s ne ha bloccata la vendita nel 2013. La bevanda del lusso ha un costo troppo alto e non solo in termini di prezzo.

Chi ha ancora il coraggio di “bersela”?

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