Assemblea dei Sindaci e degli amministratori delle comunità dell’Appennino

Oggi che le cronache ci riportano solo i drammi di questo territorio messo a dura prova vogliamo proporre il documento di sintesi della prima Assemblea dei Sindaci e degli Amministratori delle Comunità dell’Appennino, svoltasi lo scorso ottobre a Castel del Giudice (Is)

 

 

 

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L’assemblea dei Sindaci e degli amministratori è un’articolazione degli Stati generali e vuole costituirsi con le medesime intenzioni con cui sono stati istituiti gli Stati Generali delle comunità dell’Appennino, essi stessi frutto dall’esperienza di Terra Madre.

Costruire una rete tra amministratori d’Appennino può essere possibile. Le giornate di lavoro del 22 e del 23 ottobre ce lo hanno confermato.

La partecipazione di rappresentanti di tutte le regioni appenniniche e il loro congruo numero, ci conforta nel procedere su questo progetto e nel confermarne la sua cadenza biennale. Un grazie di cuore quindi alla Comunità e all’Amministrazione di Castel del Giudice, che si conferma sede permanente dell’Assemblea dei Sindaci e amministratori dell’Appennino.

Approfondiremo con tutti i sindaci che già aderiscono e aderiranno man mano al nostro progetto, le tematiche affrontate nei tavoli di lavoro, ma vogliamo sin da subito condividere alcuni tratti salienti delle riflessioni espresse.

  • Partecipazione

La partecipazione delle Comunità deve diventare elemento imprescindibile di un nuovo approccio nelle decisioni che riguardano sia la prevenzione sia la ricostruzione in caso di calamità

  • Normativa

In Italia non esiste una “norma quadro” sulla ricostruzione. Tutti gli interventi sulla ricostruzione vengono approntati con riferimento all’art. 2 della Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»

  • l costi

Più di 2800 comuni, 10 mila centri storici e quasi 20 milioni persone vivono in zone a rischio: la stragrande maggioranza di questi in Appennino. Dal terremoto del Belice (1968) a oggi 200 miliardi spesi per la ricostruzione. I fondi stanziati per la prevenzione e la messa in sicurezza sono (divisi per i comuni considerati a rischio) 300 mila euro in 7 anni per comune (art. 11 legge 77 del 2009)

  • Prevenzione e pianificazione

Adottare come riferimento, oltre alle mappe di rischio e agli scenari, la carta della vulnerabilità che integra i fattori sociali. Deve essere data priorità alle attività di prevenzione. Quelle messe in atto fino a oggi non sono risultate (evidentemente) sufficienti per quantità di denaro erogata e mancanza di obiettivi concreti e per il rapporto tra questi due fattori. Da dove si comincia a fare prevenzione? Non con interventi a pioggia e a tappeto ma con interventi nelle aree più alto rischi ben note a tutti.

  • Fragilità

L’Appennino è un territorio fragile oltre i fenomeni sismici: è più che necessario, non più rinviabile, il riconoscimento dell’Agricoltura e la sua funzione nella manutenzione e nella salvaguardia delle aree interne del nostro paese

  • Agricoltura
  • Le attività agricole e agro- silvo-pastorali sono fondamentali per il mantenimento dell’equilibrio tra fattori produttivi, perché favoriscono sistemi di economia locale sostenibile, garantiscono la biodiversità e contrastano lo spopolamento e il conseguente taglio progressivo dei servizi. Questo assunto, che vale sempre, assume una rilevanza particolare nella programmazione della ripresa post emergenza.
  • Agevolazioni

Diversificare, modernizzare e agevolare economicamente e fiscalmente (anche in funzione delle ricadute sociali e preventive) le attività agricole e quelle ad esse connesse, riuscire a condurre a termine l’iter del riconoscimento dei “servizi ecosistemici” possono essere punti sui quali far convergere una azione congiunta

Un termine emerso con particolare emozione nelle giornate di lavoro è stato: spaesamento.

Crediamo che nessun sostantivo possa essere più appropriato al sentimento di chi improvvisamente sia costretto a trovarsi in situazioni come quelle descritte negli scenari di cui abbiamo parlato. “Spaesamento” ci riporta al senso di appartenenza ad un luogo, alle proprie radici, alle relazioni sociali, umane. Ha una eco profonda.

Abbiamo quindi pensato che l’impegno che ci assumiamo a partire da oggi, al di là delle tematiche che via via affronteremo con il progetto degli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino, sarà proprio questo: mai più “spaesati”.

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