Api e insetti nocivi: può la cura essere più dannosa del male?

20141015_160815Una nuova bufera si sta abbattendo sul mondo delle api, già pesantemente colpito da anni di difficoltà e minacce tra insetti nocivi e pesticidi. La denuncia arriva dai nostri soci di Slow Food Calabria e noi con convinzione la facciamo nostra. Era settembre quando per la prima volta nella zona di Gioia Tauro (Rc) è stato trovato un nuovo insetto: la Aethina thumida. Il coleottero, non un predatore diretto delle api ma un colonizzatore degli alveari, arriva dall’Africa ed è già stabilmente insediato negli Stati Uniti, in Canada e Australia.
Di fronte a questo nuovo pericolo, la Regione Calabria è intervenuta emanando un decreto in cui ordinava la bruciatura dell’intero apiario, anche in presenza di un solo coleottero in uno degli alveari facenti parte dell’apiario stesso. A oggi gli alveari distrutti sono oltre 2500, più del 2% di quelli presenti sul territorio regionale, con un danno economico che supera il milione di euro. Purtroppo tanta radicalità rischia addirittura di peggiorare le cose. L’insetto infatti non si riproduce nell’alveare ma nel terreno e in Calabria ha già svolto uno, se non più, cicli, colonizzando moltissimi apiari. Bruciare gli alveari non è quindi efficace anche perché il coleottero ha un’ottima capacità di volo e riesce a raggiungere alveari anche molto lontani. L’area in cui se n’è accertata la diffusione fino a oggi in Calabria è già vastissima e si estende addirittura fino alla zona di Siracusa in Sicilia. Secondo Nicola Fiorita, presidente di Slow Food Calabria «le misure di contenimento appaiono spropositate sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista più strettamente tecnico. Infatti, non sembra siano affatto efficaci a fronteggiare l’emergenza che continua ad allargarsi».
Decisi gli esperti della materia, secondo i quali l’Aethina è arrivata in Europa e ci rimarrà. Ne è convinto ad esempio il prof. Peter Neumann, dell’associazione Coloss e tra i massimi esperti di studi sul coleottero. In un recente comunicato, il presidente della rete internazionale di ricercatori sulle api afferma che la scoperta di Aethina in Italia «significa l’inizio della presenza stabile di questo insetto nocivo in Europa. È inevitabile che si diffonda ad altri paesi, ma non possiamo ancora prevedere quali saranno i suoi effetti sull’apicoltura».
Giustamente allarmati sono i diretti interessati e cioè gli apicoltori: mentre nessuno è in grado di fornire la minima rassicurazione sulle possibilità di eradicarla, in Calabria si continuano a distruggere centinaia di famiglie di api, ma non è chiaro come si proseguirà. Abbiamo raccolto il parere di Unaapi e Conapi che hanno chiesto di sospendere le operazioni per condividere con urgenza un piano di emergenza chiaro e lungimirante e stabilire quali siano i limiti al tentativo di eradicazione in corso o eventuali misure di contenimento.
Non si deve dimenticare un aspetto importante e fin qui palesemente ignorato dai provvedimenti presi fino a oggi: le api sono insetti impollinatori, quindi la riduzione della loro popolazione si riflette sulle produzioni agrarie e sull’ambiente. Cosa accadrà ai comparti agricoli calabrese e siciliano se si continuerà a sterminare apiari e a bloccare gli spostamenti di quelli che non risultano ancora infestati? Più di centomila nuclei d’api sono spostati, ad esempio, per assicurare l’impollinazione in coltura protetta del solo melone cantalupo in Sicilia e decine di migliaia sono gli alveari usati per l’impollinazione di gran parte delle colture orticole e fruttifere. Fin dove si estenderanno le conseguenze economiche della distruzione degli apiari andando avanti di questo passo? Come si interverrebbe, ammesso (e niente affatto concesso) che questi provvedimenti riescano a bonificare le aree, per ripristinare le popolazioni di api distrutte?
Forse, come suggeriscono alcuni studiosi, anziché distruggere gli apiari bruciandoli, si potrebbe intervenire sul coleottero direttamente limitando il proliferare delle popolazioni. Una possibilità sono le trappole per il controllo degli adulti e l’utilizzo della lotta integrata per il contenimento della popolazione come avviene già in altri ambiti.

Secondo le previsioni dei produttori, che in questi decenni hanno dovuto imparare a lottare e in qualche caso a convivere con parassiti e problematiche di vario genere, a cominciare dalla varroa, nel futuro si dovrà convivere con la aethina che tuttavia non sarà una catastrofe se ben contenuta, ma una difficoltà in più e un ulteriore costo.
Noi di Slow Food continueremo a monitorare la situazione grazie alle nostre “antenne” sul territorio calabrese, per intervenire, anche a gran voce, in salvezza delle api e della diversità dei nostri paesaggi.