Api e pesticidi, c’è sempre un’alternativa

Api, farfalle e, con loro, altri insetti impollinatori sono in rapido declino e la situazione è sempre più drammatica. L’entomologo Claudio Porrini spiega il funzionamento dei neonicotinoidi e quali sono le alternative.

Diversi studi dimostrano che alcune pratiche dell’attuale sistema agricolo industriale minacciano il futuro degli insetti impollinatori dai quali così tanto dipende, portando alla perdita di biodiversità, distruggendo habitat alimentari e utilizzando sostanze chimiche tossiche per tenere sotto controllo le erbe infestanti e i parassiti. E proprio riguardo queste sostanze chimiche, arriva dall’Efsa l’ennesima conferma: la maggior parte dei modi in cui i neonicotinoidi (in particolare clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) sono usati rappresenta un rischio per le api selvatiche e quelle mellifere.

Abbiamo chiesto a Claudio Porrini, entomologo dell’Università di Bologna, di aiutarci a capire come funzionano i neonicotinoidi e quali possono essere le alternative.

Claudio Porrini, entomologo dell’Università di Bologna

Il mondo dell’apidologia, di cui lei fa parte, ha denunciato fin dall’inizio la pericolosità degli insetticidi neonicotinoidi verso gli impollinatori. In che modo queste sostanze danneggiano gli insetti?

Principalmente attraverso i residui nel polline e nel nettare. I primi ad accorgersene sono stati i francesi, negli anni Novanta, nei campi di girasole. Le api morivano a causa dei neonicotinoidi utilizzati per la concia dei semi di girasole, ossia un’applicazione di questi insetticidi alla semente per difenderla nelle prime fasi di crescita nel terreno, che poi si trasferivano nel polline e nel nettare. In Italia, invece, abbiamo scoperto i nefasti effetti dei neonicotinoidi durante la semina del mais conciato: le polveri contaminate con queste sostanze, emesse dalle seminatrici pneumatiche, si depositavano sulla vegetazione circostante che, se visitata dalle api, non davano scampo ai nostri insetti. 

Ma solo i neonicotinoidi sono problematici per le api?

No di certo! Non esistono solo i neonicotinoidi. Nei campi coltivati vengono impiegati anche altri prodotti, come i piretroidi, i fosforganici e i carbammati, e tutti hanno effetti più o meno tossici nei confronti delle api e gli altri insetti utili, non solo come sostanze singole ma anche in combinazione (effetto sinergico). Inoltre, non c’è solo il problema della mortalità delle api, perché gli effetti possono essere anche subletali, come quelli relativi alla perdita della memoria, delle loro capacità di orientamento e di comunicazione.

Ma è ipotizzabile un’agricoltura senza neonicotinoidi – e pesticidi, in generale – o è pura fantascienza?

Le alternative esistono. Anzi, le alternative ci sono sempre. Però non tutti gli agricoltori sono disposti a usarle e soprattutto – talvolta – non tutti possono usarle. Sarebbe però molto importante cercare di ridurre al minimo, anche in questi casi, il ricorso alla chimica. Prima di arrivare al trattamento chimico bisognerebbe prevenire gli attacchi alle nostre colture dei parassiti o dei patogeni, e questo si può fare solo incrementando la biodiversità inserendo siepi, bordure e boschetti nelle aree coltivate ed eseguendo le rotazioni. Inoltre bisogna fare il monitoraggio degli organismi nocivi e il calcolo della soglia economica. Se il livello di infestazione esige un intervento bisogna valutare se esistono mezzi agronomici, meccanici o biologici. Eventualmente, ma solo se non ci sono alternative, si ricorre alla chimica, scegliendo però tra i prodotti meno impattanti per l’ambiente.

Ci sono stati casi in cui la riduzione o il divieto dei trattamenti chimici ha favorito la sopravvivenza delle api?

Dal 2008, in seguito alla sospensione cautelativa dei neonicotinoidi utilizzati per la concia delle sementi di mais nell’area maidicola italiana (circa un milione di ettari tra Piemonte, Lombardia, Emilia, Veneto e Friuli), gli innumerevoli casi di apicidi registrati fin dai primi anni 2000, sono stati praticamente azzerati! E la produzione di mais, nonostante la ritrosia dei coltivatori, non ha sostanzialmente subito perdite. Per cui gli agricoltori si sono accorti che l’uso di semente conciata (che costa chiaramente di più) era inutile.

Ma è possibile ovunque una cosa simile?

Vorrei poter dire di sì, ma non è realistico pensare che improvvisamente tutti gli agricoltori possano evitare neonicotinoidi o altri pesticidi. È però assolutamente necessario iniziare questo cammino, cominciando, ad esempio, a usare i pesticidi – dove “obbligatorio” – in maniera oculata, solo quando serve, in zone limitate al problema che devono risolvere e seguendo le norme che già esistono per tutelare non solo le api, ma tutta la biodiversità come ad esempio effettuare i trattamenti solo in mancanza di vento o solo verso sera. Il punto è, in realtà, che pretendiamo che quello dell’agricoltore sia un mestiere facile. Non è assolutamente così e proprio a causa di questa nostra convinzione, che ci porta a usare pesticidi e scorciatoie per avere alte rendite, il pianeta sta soffrendo e sta pagando un prezzo troppo alto. La biodiversità è la nostra salvezza, così come le risorse del pianeta: siamo ancora in tempo per rimediare alla distruzione dell’ambiente che abbiamo messo in atto. Non perdiamo quest’occasione!

 

Slow Food dice no ai neonicotinoidi. Scopri di più

 

Annalisa Audino

a.audino@slowfood.it

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