Antibiotico resistenza. In Italia è raddoppiata in 10 anni.

Aumenta la resistenza dei batteri agli antibiotici, soprattutto in Italia, dove in dieci anni è più che raddoppiata. Che cosa c’è all’origine di questo problema sempre più grave? Il 70% degli antibiotici venduti in Europa è utilizzato negli allevamenti intensivi per fronteggiare le scarse condizioni igieniche, il sovraffollamento e lo stress che generano le numerose malattie che colpiscono gli animali.

Purtroppo, attraverso le deiezioni degli animali, gli antibiotici raggiungono le falde, inquinano l’ambiente e arrivano fino a noi. Così, quando è davvero necessario usarli, diventano inefficaci. Di qui, i dati allarmanti pubblicati pochi giorni fa dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) in un nuovo report sull’utilizzo di antibiotici e sul fenomeno dell’antibiotico resistenza.

In pratica, negli ultimi 10 anni il consumo di antibiotici nei 34 paesi dell’Ocse è cresciuto in media del 4% raggiungendo una media di 20,5 dosi ogni 1.000 abitanti. Il paese che ne consuma di più sotto questo punto di vista è la Turchia (41), seguita da Grecia (34), Corea (31,7), Francia (29), Belgio (28,4) e Italia (27,8).

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Se si considera invece il fenomeno dell’antibiotico resistenza il nostro paese fa registrare uno dei peggioramenti più preoccupanti tra i paesi Ocse, passando da una prevalenza intorno al 17% nel 2005 a circa il 33% nel 2014.

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Ciò significa che l’Italia, nello specifico, è il terzo paese con un tasso maggiore di resistenza al trattamento a base di antibiotici, dietro soltanto alla Turchia e alla Grecia. Purtroppo, dai dati sopra citati emerge, ancora una volta, come l’Italia abbia un consumo di antibiotici tra i più elevati d’Europa e un’inversione di tendenza sarà necessaria, oltre che urgente.

Infatti, come riferisce l’Ocse «l’antibiotico resistenza pone un onere significativo sui sistemi sanitari e bilanci nazionali. Gli ospedali spendono, in media, tra i 10.000 e i 40.000 dollari per il trattamento di un paziente infettato da batteri resistenti. I costi sociali possono essere alti come i costi sanitari, a causa della perdita di produttività e di reddito. È tutto ciò è preoccupante perché stiamo andando verso una ‘era post-antibiotica’, dove le infezioni comuni possono diventare, ancora una volta, fatali».

In quanto consumatori possiamo fare molto per arginare questo problema, innanzitutto evitando i prodotti che derivano dagli allevamenti intensivi, e privilegiando al contrario, carne, latte e formaggi proveniente da allevamenti che rispettato ambiente e animali, allevamenti in cui l’uso di antibiotici rappresenta ancora l’eccezione.

 

Jacopo Ghione
j.ghione@slowfood.it

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