Angurie, occhio ai prezzi “civetta”

Il mantra televisivo, e virtuale, sul fatto banalissimo che sia necessario bere molta acqua e mangiare frutti o verdure che ne sono ricchi impazza fastidioso in questi giorni quasi quanto le alte temperature.

In questa situazione un’anguria o cocomero sarà un bel sollazzo, meglio se consumato in uno dei tipici chioschi all’aperto. Tra l’altro questi sono i posti dove si selezionano i migliori cocomeri, le persone che li gestiscono sono sempre le prime a scegliere nei mercati generali e sono anche le uniche che lo sappiano fare praticamente a colpo sicuro.

Fa sorridere pensare alle persone che schiaffeggiano le angurie al supermercato mentre le scelgono: è completamente inutile, semmai bisogna cercare quelle che hanno il rapporto dimensione/peso maggiore. Ciò che è una vera e propria arte, la capacità di valutare quasi alla cieca tipica dei cocomerai, sta scomparendo con il mestiere. Verrebbe quasi da andarci a fare un corso, sempre che loro vogliano rivelare i propri segreti.

In alternativa ci sono i mercati e i supermercati. Al mercato trovate sempre più le angurie cosiddette “baby”, selezionate per non diventare troppo grandi così da entrare comodamente in un ripiano del frigorifero. Non stupisce che il loro successo si incrementi ogni anno, ma va detto che costano come i meloni, da 0,99 euro al chilo fino a 1,8. I cocomeri normali invece costano sui 40-50 centesimi al chilo, provengono in gran parte dall’Emilia Romagna e in misura minore dalla zona di Latina.

Una nota interessante è che questi cocomeri trent’anni fa pesavano mediamente cinque chilogrammi l’uno, oggi la media è il doppio, il che ha praticamente raddoppiato la produzione italiana di cocomeri misurata in tonnellate.

Se invece vi rifornirete al supermercato sarà facile incappare in prezzi assurdamente bassi, anche 9 centesimi al chilo. Abbiamo già detto in passato che l’anguria è il prodotto “civetta” per eccellenza in questa stagione. Pensate però che i produttori di recente hanno protestato in maniera veemente contro la politica della grande distribuzione.

Questa vende sotto costo, è vero, e ai produttori sono comunque garantiti 15 centesimi al chilo, ma vedere il loro prodotto su cui hanno tanto lavorato così svalutato, usato come esca, sminuito, li fa giustamente imbufalire. Ora sta a voi scegliere quale politica commerciale e agricola premiare. E non ragionate soltanto con il portafogli.

 

Carlo Bogliotti

c.bogliotti@slowfood.it

da La Repubblica del 4 agosto 2017

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