Ha ancora senso parlare di associazione, oggi?

Vivere in quest’epoca di legami deboli e identità fluttuanti non è sempre facile. I social media ci permettono di incontrarci e di far circolare informazioni come mai era successo prima, ma con altrettanta facilità ci risucchiano nell’apatia e nella solitudine. Nessuna verità è esente da critica. Tuttavia, proprio mentre nascono nuove istanze nei confronti della politica, la partecipazione dei cittadini alla vita sociale sembra declinare insieme alle grandi narrazioni di un tempo.

Ha davvero senso, in una società come la nostra, parlare (ancora) di vita associativa o di campagne sul territorio, e quindi anche di tessere, incontri formativi, manifestazioni di piazza? Noi pensiamo di sì, anzi siamo certi che tutto questo abbia un significato molto più profondo proprio qui e adesso.

Perché è la stessa realtà di oggi, con le incredibili possibilità che ci offre, a rendere chiaro come non tutto possa risolversi con un click. Se in molti campi la società si fa liquida, in altri i rapporti di potere si scoprono più solidi che mai – e per tenervi testa dal basso non è sufficiente qualche mobilitazione estemporanea.

Quasi trecento anni fa, Alexis de Tocqueville paragonava il ruolo di ogni associazione, in regime democratico, a «un cittadino illuminato e potente, che non può essere assoggettato a piacere, né oppresso in segreto, e che, difendendo i suoi diritti particolari contro le esigenze del potere, salva le libertà comuni».

Chi pensa che l’associazionismo sia un patrimonio da archiviare in soffitta farebbe bene a guardarsi intorno. Non ci vuole molto ad accorgersi di quanto spesso associazioni e movimenti rappresentino l’unico argine concreto allo strapotere di pochi. Come quelle multinazionali che, attraverso acquisizioni e fusioni, concentrano una forza tale da condizionare – e a volte perfino determinare – le decisioni della politica e dell’economia, oltre alle scelte quotidiane di ciascuno di noi.

Il mondo del cibo, da questo punto di vista, è paradigmatico, dal momento che in ogni sua filiera (dalla vendita delle sementi fino alla grande distribuzione) sono non più di una decina le entità in grado di controllare i sistemi alimentari di tutto il pianeta.

Ecco perché vogliamo che Slow Food rimanga un riferimento per tutti quelli che lottano in nome di un mondo più equo e più giusto. Una lotta che fa bene al nostro presente e potrà continuare domani, senza dubbio, a decidere il destino delle libertà comuni.

Gaetano Pascale

SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio

comments powered by Disqus