Il Comitato Esecutivo è l’organo attua le decisioni del Consiglio Nazionale. Tra i suoi compiti c’è la gestione ordinaria e straordinaria dell’associazione ed è composto da sette membri.

 

Massimo Bernacchini

Cinquant’anni, vive e lavora a Orbetello, dove è attivo nel mondo della cooperazione e della pesca con incarichi dirigenziali e come formatore. Entra in Slow Food nel 2000 e collabora alla nascita del Presidio della Bottarga di Orbetello. Dal 2006 è membro della Segreteria Regionale di Slow Food Toscana; è docente di Master of Food e coordinatore della rete internazionale delle Isole Slow; è stato membro del consiglio internazionale di Slow Food dal 2007 al 2017; dal 2006 ricopre l’incarico di consigliere nazionale. «L’esperienza maturata in Slow Food mi ha permesso di comprendere la centralità e il valore delle progettualità che nascono dal basso. Le comunità, in particolare quelle delle aree marginali, hanno in sé la forza per dimostrare quello che possiamo raggiungere lavorando tutti insieme. Con questa prospettiva mi accingo a questa nuova esperienza».

 

Giorgia Canali

Nata nel 1986, vive a Cesena dove lavora come giornalista nella redazione del Corriere Romagna, con cui collabora da più di 10 anni. Incontra Slow Food nel 2007; nel 2010 viene eletta fiduciaria, in un momento in cui l’associazione cominciava un percorso di trasformazione che era anche generazionale oltre che di apertura “di genere”. Da fiduciaria ha contribuito alla nascita del gruppo italiano della Rete giovani di Slow Food. Con la sua condotta ha partecipato alla battaglia contro l’Igp della piadina.

«Dopo anni concentrati a rafforzare l’associazione, ora siamo chiamati a diventare una rete di comunità più vive, interconnesse e aperte. Una sfida che sapremo vincere solo rimanendo saldi nei principi che guidano il nostro agire quotidiano per un cibo buono pulito giusto e sano per tutti, dove in quel “per tutti” sta l’essenza più rivoluzionaria e politica del nostro impegno».

 

Antonio Cherchi

Sassarese, 63 anni, commercialista, vive e lavora a Modena. Si dimostra fin da piccolo un’ottima forchetta evitando l’obesità grazie a un’intensa attività fisica (ancora oggi corre almeno 40 km alla settimana). Diventa socio Slow Food perché il cibo è l’unica esperienza slow della sua vita. Fiduciario della condotta di Modena; diventa consigliere internazionale, poi presidente dei revisori di Slow Food Internazionale. Nel 2006 cura la ricerca sulla memoria contadina Storie di terra e di rezdore. Dal 2010 al 2014 è presidente di Slow Food Emilia Romagna; dal 2015 ricopre l’incarico di Tesoriere e consigliere nazionale. «L’obiettivo principale dei prossimi anni è quello di far diventare il marchio Slow Food un’espressione d’uso comune per un cibo buono, sano, pulito, giusto e alla portata di tutti, sviluppando un grande progetto di educazione, informazione e sostegno all’agricoltura e alle attività di trasformazione e distribuzione coerenti con quell’obiettivo».

Silvia de Paulis

Cinquantasei anni, è nata a L’Aquila, dove vive. Laurea in Scienze Agrarie a Bologna, uno stage a Bruxelles e un corso per divulgatori agricoli a Metaponto. Dopo diverse esperienze iniziate nella Comunità Montana, dal ‘98 lavora per il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Conosce Slow Food per l’Atlante dei Prodotti Tipici dei Parchi, si innamora del progetto Presìdi, contribuendo negli anni a costituirne diversi, tra cui 9 nel territorio aquilano. Nel 2006 è eletta nel Consiglio Nazionale di Slow Food e poi diventa membro dell’esecutivo regionale. Dal 2009, dopo il terremoto che ha sconvolto L’Aquila, elabora e realizza prima il progetto 10 orti per 10 tendopoli e poi il Mercato Contadino, uno sforzo “titanico” che la impegna ancora oggi. «L’Agro-biodiversità, il ripopolamento delle aree interne con giovani e migranti e le filiere corte, da sempre sono il mio impegno associativo, che vorrei continuare a seguire».

Giuseppe Orefice

Tecnologo alimentare, ha 42 anni e si è sempre occupato di multifunzionalità in agricoltura e di fattorie sociali e didattiche, curando pubblicazioni e manuali tecnici sull’argomento.

Nel 2009 è entrato in Slow Food fondando la condotta Massico e Roccamonfina. Prima di ricoprire il ruolo di presidente di Slow Food Campania e Basilicata è stato responsabile regionale del progetto educazione. È formatore nell’ambito del progetto Orto in Condotta e docente Master of Food.

«Affronto questa nuova sfida con la consapevolezza che i prossimi anni saranno determinanti per Slow Food. Avremo tutti insieme la possibilità di accrescere il numero di persone che, attraverso la ri-creazione di comunità locali, si batteranno per sistemi di produzione e distribuzione del cibo più giusti».

Gaia Salvatori

Classe 1989, cresce nelle campagne laziali dove le tradizioni contadine influenzano le sue nascenti passioni. Laurea in Comunicazione nel 2012 e specialistica in Marketing. La curiosità verso il mondo la porta prima in Argentina, per la tesi di laurea sulle tipicità agroalimentari, poi in Cile dove lavora con Slow Food allo sviluppo dei Mercati della Terra, infine in Perú dove segue un progetto di conservazione produttiva della foresta amazzonica. Da tre anni è membro del comitato romano, partecipa alla nascita della rete giovane di Slow Food Roma.  «Per gli studi scelti, le tappe internazionali vissute e le passioni consolidate, il mio impegno vuole mirare alla conquista del pubblico più giovane, per diffondere i valori e gli intenti dell’associazione e promuovere l’interesse su temi di sempre più fondamentale importanza, come i cambiamenti climatici, l’inclusione e l’integrazione sociale attraverso il cibo».

Francesco Sottile

Agronomo, insegna biodiversità e qualità delle colture agrarie all’Università di Palermo. È impegnato sul piano scientifico in diversi progetti nazionali e internazionali ed è componente di organismi operativi presso il Mipaaf. In Slow Food ha cominciato vent’anni fa dal mondo dei Presìdi siciliani allargando sempre più la propria collaborazione sul piano tecnico e associativo anche all’estero. «Mettere a valore tutte le risorse positive che compongono la nostra Associazione, innumerevoli e di sostanza, sarà lo strumento che permetterà di raggiungere gli obiettivi ambiziosi che ci poniamo nei prossimi due anni. Continuare a parlare ai produttori, ai consumatori, alle giovani generazioni, diventa lo strumento indispensabile per aspirare a cambiare il sistema alimentare, spostando il baricentro verso i temi della vera sostenibilità».

 

 

 

 

 

 

 

 

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