Amitav Ghosh, una nuova gastronomia sulla rotta delle spezie

Incontro Amitav Ghosh a Milano in una pausa del suo viaggiare tra Asia, Europa e America. Siedo di fronte a uno dei più grandi scrittori contemporanei nonché a una delle voci più impegnate nella denuncia degli effetti del cambiamento climatico sul nostro pianeta. Eppure ho la sensazione di avere davanti un amico con cui discorro come se ci conoscessimo da tempo.

Amitav Ghosh, scrittore, giornalista e antropologo

Gentile e riflessivo, Amitav è scrittore, antropologo e giornalista, nato a Calcutta nel 1956, cresciuto tra Bangladesh, Sri Lanka, Iran, India, Inghilterra e Stati Uniti e autore di romanzi, tra cui la trilogia dell’Ibis, e un ultimo potente saggio La grande cecità: il cambiamento climatico e l’impensabile (2017, Neri Pozza).

Mi accoglie con una varietà di pepe fresco della sua India. Ha un profumo fortissimo, diverso dall’aroma a cui siamo abituati. «Oggi i cuochi prestano molta più attenzione alle materie prime, in genere – inizia a raccontare -. Trovo però che ci sia una categoria di prodotti pressoché dimenticata, le spezie. Nessuno presta attenzione alla loro origine, alla loro qualità. Eppure le spezie hanno giocato un ruolo cruciale nel modellare il mondo moderno, sono state tra le merci più preziose: la scoperta delle Americhe fu determinata anche per la conquista del loro mercato. Oggi, il fatto che le spezie siano prodotte principalmente in Paesi poveri, colonizzati in epoche anteriori alla nostra, è senza dubbio uno dei motivi per cui vengono, spesso, trascurate dal mondo gastronomico occidentale».

E il paradosso tra mondo occidentale e Paesi poveri colonizzati torna anche nel ragionamento sui cambiamenti climatici: «L’ingiustizia è uno degli aspetti fondamentali di questo problema. Le diverse parti del mondo hanno avuto ruoli molto diversi nel cambiamento climatico. Oggi i Paesi più colpiti sono anche quelli che meno hanno contribuito al surriscaldamento. Mentre i Paesi industrializzati, con le loro massicce emissioni che ne hanno favorito la ricchezza, sono danneggiati marginalmente».

E il suo saggio, così come i suoi ultimi articoli e conferenze, dimostrano come Ghosh abbia messo la sua penna a servizio di una problematica così complessa e urgente. «Nel mio Paese, non si nega il cambiamento climatico ma si preferisce non parlarne. L’India è un Paese povero dove, però, a partire dagli anni Ottanta è in atto una veloce corsa all’industrializzazione e alla produzione di massa. Si conoscono perfettamente i costi in termini di impatto ambientale, ma è necessario crescere sul mercato, diventare ricchi. Viviamo in un mondo in cui la ricchezza significa carbone e combustibili fossili che, a loro volta, significano emissioni di gas serra e surriscaldamento globale».

Mi incuriosisce a questo punto capire come da una trilogia di potente fantasia Amitav sia passato a occuparsi di fenomeni molto più contingenti. E la spiegazione ha radice letterarie, in effetti.

«Circa 20 anni fa stavo raccogliendo il materiale per scrivere Il paese delle maree [Neri Pozza, 2005]. Il libro è ambientato nel Sundarban, la regione dell’India nella baia del Bengala con la più grande foresta di mangrovie al mondo. È stato all’epoca che, nell’area, ho visto come continuamente e improvvisamente avvenivano cambiamenti sulla linea costiera e ho compreso chiaramente che i cambiamenti climatici stavano provocando effetti devastanti. Da allora ho iniziato a fare realmente attenzione a questi fenomeni, a osservarli durante i miei viaggi, e ho visto quanto l’impatto fosse drammatico ed evidente, tanto che era impossibile ignorarlo anche nella scrittura. Oggi, a distanza di 20 anni, penso che siano ancora troppo poche le persone che ne parlano. Per ora sto scrivendo un nuovo romanzo e mi preparo a Terra Madre Salone del Gusto di Torino dove parlerò di spezie, appunto, e cambiamenti climatici. L’agricoltura industrializzata è il cuore dei problemi ecologici del nostro pianeta: spero però che Terra Madre possa offrire soluzioni».

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 2 agosto 2018

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