Alamar. Il mare negli occhi di un bambino

In Italia ci sono molte sale cinematografiche che proiettano pochi film. Nel mondo ci sono molti bei film che in Italia non arrivano. Chi lavora nel cinema ogni tanto s’imbatte in uno di quei film tralasciati dal mercato italiano. È il caso di Alamar, un film incantevole realizzato nel 2009 dal regista belga di origini messicane Pedro González Rubio.

Presentato ai Festival di Toronto e di Berlino e vincitore di numerosissimi premi in varie kermesse cinematografiche, Alamar racconta una storia di amore per il mare e per le radici familiari, vista attraverso gli occhi di un bambino intento a scoprire nella natura il mondo di suo nonno.

La vicenda è ambientata in un atollo incontaminato nel Banco Chinchorro, un’estesa barriera corallina nei mari del Messico. Qui il vecchio Matraca continua a portare avanti la pesca con i metodi antichi.

Un giorno suo figlio Jorge lo raggiunge con il nipotino, Natan, nella sua piccola palafitta: Natan ha cinque anni e vive a Roma con sua mamma, Roberta. Prima che il piccolo inizi ad andare a scuola, Jorge vuole fargli conoscere il suo mondo. Giunti a Banco Chinchorro, Natan scoprirà una profonda connessione con la natura, accompagnando ogni giorno il nonno a pescare e imparando a perlustrare l’affascinante mondo che si cela sotto la superficie marina.

Fa anche amicizia con un uccello marino, che chiama Blanquita. Quando Blanquita un giorno scompare Natan capisce che è giunto il momento di salutarsi. Ma quel che ha imparato in mare in questo viaggio ancestrale rimarrà con lui per sempre.

Autore di questa favola cinematografica è il regista belga di origini messicane Pedro Gonzalez-Rubio: «Alcuni anni prima di girare Alamar – racconta il regista – mi ero trasferito a Playa del Carmen, forse guidato dai miei ricordi d’infanzia. Molte cose erano cambiate, quello che un tempo era un vilaggio di pescatori ora era divenuto l’epicentro della più veloce crescita urbana in Messico. Di fronte allo sviluppo di quest’area orientata al turismo, sono stato testimone della mancanza di consapevolezza ambientale, della distruzione di un’estesa barriera corallina per far posto alle navi da crociera, della costruzione di hotel di catena che devastano la costa, inquinando il mare con gli scarichi e minacciando l’intero ecosistema, condannando molte specie a un futuro segnato».

Banco Chinchorro, il luogo dove principalmente si svolge il film, è stato dichiarato Riserva Naturale della Biosfera nel 1996 dall’Unesco e si stanno facendo sforzi seri per farlo diventare Patrimonio dell’Umanità. È la casa di migliaia di specie diverse ed è la più grande barriera corallina nel nostro Paese.

Attraverso una storia basata sulla relazione tra l’uomo e l’ambiente a Chinchorro, racconta Gonzalez-Rubio, «volevo restituire il mio amore per questa regione e l’ammirazione e il rispetto che nutro per le vite dei suoi pescatori. Le attività quotidiane a Banco Chinchorro e l’interazione con Matraca, il vecchio pescatore, costituivano il perfetto tipo di esperienza perché Natan potesse apprendere una forma ancestrale di interazione uomo-natura. È un bambino che si muove tra i due mondi, quello di una vita semplice e sobria quando sta con il padre, quello di una società urbana quando è con la mamma. Non è che una realtà sia migliore dell’altra, sono semplicemente diverse e il bambino riesce a essere se stesso in entrambe, libero da qualunque pregiudizio».

Il film è finalmente distribuito in Italia grazie alla collaborazione tra Ahora Film, Barz and Hippo e Rossosegnale, con il sostegno di Razonatura e Slow Fish Caribe.

Per sapere in quali sale cinematografiche è possibile vederlo si può seguire la pagina Facebook Alamar – il film o consultare il sito.

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