Al Mercato la primavera ci fa l’occhiolino!

I prezzi di frutta e verdura sono in picchiata, e noi lo stiamo ribadendo da ormai due settimane, ma ciò che si racconta sui giornali e in tv sembra smentirci: in realtà i media hanno intercettato tardi una tendenza che si è esaurita quindici giorni fa e che vi avevamo ampiamente raccontato. Per cui tranquilli, possiamo scegliere con calma e secondo le nostre esigenze. Addirittura si stanno aggiungendo sui banchi i primi vagiti di primavera. A prezzi alti, s’intende, come le primizie di solito costano, ma ciò non toglie che uno sfizio, soprattutto se si abita al Sud, ce lo si possa già togliere.

Per esempio arrivano dalla Sicilia e dalla Sardegna gli asparagi (dai sette ai nove Euro al chilo sono i prezzi massimi al Nord), le fragole dalla Sicilia (dai sette ai nove Euro), fave novelle già buone da Campania e Basilicata (dai quattro ai sei Euro) e i piselli freschi da sbaccellare sempre dalla Campania (dai sei agli otto Euro). Parliamo di prodotti coltivati in serre non riscaldate e quindi già più sostenibili. Un consumo locale certo è l’ideale, ma la distribuzione nazionale ovviamente non può esimersi dal farli circolare in tutto il Paese. Sta a voi la scelta: spendere tanto per un nuovo prodotto che può accompagnare i primi tepori e che comunque arriva da lontano (se lo comprate al Nord), oppure aspettare qualche settimana affinché i prezzi scendano e sfruttare intanto la buona e conveniente coda dei prodotti tipicamente invernali.

Un consiglio però lo diamo e ci perdonino i nostri più fedeli lettori attenti alle produzioni locali. Ci sono già le mammole, i carciofi primaverili senza spine, quelli perfetti per la golosissima (anche se un po’ elaborata) ricetta romana della giudia. Le mammole o cimaroli non sono una varietà, ma il primo getto, quello più tenero e centrale, che consente anche di consumare quasi tutto il loro gambo, per cui il momento giusto è questo. Il romanesco ne è un po’ il prototipo e le sue due varietà principali sono il Castellammare e il Campagnano, coltivati soprattutto nel salernitano e in Lazio, dove il carciofo di Paestum e il romanesco del Lazio hanno ottenuto la denominazione protetta Igp. In Campania, che esprime per i carciofi una grande biodiversità, ci sono pure due Presìdi Slow Food disponibili fin da marzo. Si tratta del carciofo violetto di Castellammare nel napoletano, disponibile addirittura da fine febbraio, e del Bianco di Pertosa nel salernitano.

Dalla rubrica Sabato al mercato di Carlo Bogliotti, La Stampa 4 marzo 2017

Crediti: Francesco Rastrelli

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