Akeisha Clarke: «L’Oceano è uno solo, ma è di tutti»

«Don’t say fishermen, say fisherfolk». È una frase pronunciata con determinazione da Akeisha Clarke, 27 anni, pescatrice della minuscola isola caraibica della Petite Martinique. L’ha ripetuta più volte e mi sono dovuto far spiegare bene il significato e il gioco di parole che nella nostra lingua funziona meno: «Non dite pescatori, nel senso di uomini che pescano, ma gente che pesca», cioè un termine più neutro, senza distinzioni in base al sesso.

Akeisha parla in modo deciso e netto. Si vede dallo sguardo e dal sorriso che è piena di energia. Ha conosciuto Slow Food qualche mese fa e ha deciso subito di partecipare a Terra Madre per incontrare altre donne pescatrici come lei, per creare nuovi legami e per riuscire a portare avanti con sempre maggior efficacia il suo lavoro antico e genuino, «per fare rete, perché l’oceano è uno solo. Ed è di tutti». Di ritorno da Torino Akeisha condivide le emozioni, le strette di mano e le nuove amicizie: «Terra Madre Salone del Gusto è un vortice di energia, ho toccato con mano cosa significa far parte di una rete mondiale, ora so che non siamo soli, che possiamo confrontarci in ogni momento e che insieme riusciremo a cambiare le cose. Ho conosciuto pescatrici di altri continenti che tutti i giorni affrontano le nostre stesse difficoltà e condividono le stesse esperienze e da questo traggo una grande forza».

Appartiene all’associazione Petite Martinique Women in action, «che lavora – spiega – per creare mezzi di sostentamento per tutte le donne della comunità». Sono in 13. Sembra un gruppo piccolo, ma rappresenta una percentuale significativa su una popolazione isolana che non raggiunge le mille unità.

«Adesso ci stiamo occupando di un progetto – prosegue – per sviluppare concimi grazie a una lavorazione acquaponica. Usiamo solo energia solare, quindi è anche sostenibile dal punto di vista ambientale. Sta funzionando e questo ci dà forza».

Sposata, mamma di due figli, di 5 e 9 anni, fa la pescatrice da circa 8 anni. «Vivevo in una zona dell’interno – racconta – e dopo le nozze mi sono trasferita sulla costa, dove mio marito viveva ed esercitava l’attività di pescatore. Ho imparato tutto da lui e oggi esco anche io in mare, mentre i bambini stanno con la zia».

Nelle pescose acque caraibiche, Akeisha e il marito escono per catturare tonni a pinna gialla, i marlin, le orate e altre specie di taglia medio-grande. «Peschiamo con il filo – precisa – perché consideriamo le reti una pratica negativa e non sostenibile per l’equilibrio del mare. I tonni sono destinati all’esportazione, mentre il resto del pescato serve il nostro mercato isolano e quelli delle isole vicine. Amo il mio lavoro e ciò che mi dà maggior soddisfazione, anche se può apparire banale, è catturare un pesce, vederlo che tira, recuperarlo e portarlo su in barca. Mi rende felice ogni volta, perché significa che faccio il mio dovere e che lo faccio bene, per me e per la mia famiglia».

Petite Martinique Women in action

La Petite Martinique, di origine vulcanica, con alcune baie con sabbia bianca e acqua cristallina, fa parte dello Stato di Grenada. Il turismo, ancora poco sviluppato, è un’altra fonte di reddito per gli isolani. «Sono innamorata del posto in cui vivo – aggiunge – dove non c’è una ricchezza sfrontata, ma dove tutti stiamo abbastanza bene e non c’è povertà evidente. Fra le donne, però, c’è parecchia disoccupazione. Molte sono casalinghe e sono costrette a badare alla casa e a far crescere i figli. Con la nostra associazione ci battiamo per offrire più opportunità lavorative proprio alle donne con una particolare attenzione al settore della pesca. Nella nostra cultura, però, le donne non dovrebbero pescare e infrangere questo tabù non è un compito semplice. Riteniamo, in ogni caso, che avere una propria occupazione ci aiuti ad acquisire un maggior senso di indipendenza e la capacità di guadagnarsi da vivere, anche nel caso che un giorno il marito non ci sia più, per qualunque ragione».

Akeisha Clarke pensa a casa e sogna: «Vorrei vedere più donne sulle barche a lavorare, non a riva ad aiutare i mariti con le reti o nella pulizia del pescato come avviene oggi. È il momento di cambiare davvero».

Carlo Petrini. Da RFood di La Repubblica

 

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio