Elezioni 2018: agroalimentare, chi l’ha visto?

Che programmi avete per le elezioni? Qualche giorno fa l’Istituto Cattaneo, centro studi di riferimento per le ricerche elettorali, ha così titolato un’interessante analisi sui programmi dei partiti in vista del voto del 4 marzo.

La ricerca ha preso a riferimento dodici partiti, da Potere al popolo a Casapound Italia, analizzandoli uno per uno: ne è emerso che, in media, il 75% delle affermazioni contenute nei programmi elettorali si riferisce a dichiarazioni di principio e solo il 25% contiene proposte specifiche, la cui messa in atto sia verificabile ex post dagli elettori.

A voler essere ottimisti possiamo pensare che – in fondo – i programmi non somigliano per niente a quei “libri dei sogni” che li avevamo accusati di essere. Ma se guardiamo il rovescio della medaglia, c’è da chiedersi se la scelta di puntare sui valori piuttosto che sulle proposte non nasconda una certa difficoltà a delineare strategie realistiche, o peggio ancora uno scarso interesse a occuparsi di qualche tema non troppo appetibile.

Un esempio su tutti? L’ambiente. È il settore dove sono di gran lunga più comuni le dichiarazioni di principio: «Meno del 20% delle unità lessicali in quest’ambito di politiche può essere considerato come una proposta politica sufficientemente circostanziata e verificabile», osservano i ricercatori, sottolineando che la stessa vaghezza caratterizza le questioni del lavoro (per contro, economia e sicurezza registrano il maggior numero di misure concrete).

Se questo è l’andazzo quando si parla di ambiente, ci siamo detti, chissà che posto occupano l’agricoltura e le politiche alimentari nei pensieri dei nostri (aspiranti) legislatori.

Abbiamo voluto sincerarcene prendendo in considerazione le stesse liste vagliate dall’Istituto Cattaneo: siccome non tutte dedicano specifici capitoli del programma al settore primario, nella nostra disamina includiamo anche i riferimenti sparsi in altri ambiti, per esempio la tutela del made in Italy o – appunto – le politiche ambientali.

La prima e più palpabile differenza è proprio di ordine quantitativo: Partito Democratico, Insieme, +Europa, Movimento 5 Stelle, Liberi e Uguali e Lega-Salvini Premier sono i partiti che affrontano in capitoli specifici del loro programma le questioni legate all’agricoltura e all’agroalimentare.

Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi per l’Italia, la lista Civica Popolare, Potere al Popolo e Casapound Italia vi dedicano invece solo alcuni cenni all’interno di ambiti d’intervento più vasti.

Tra i temi più citati e trasversali spiccano la difesa dell’agroalimentare italiano dalla pirateria e dall’Italian sounding, le varie proposte di riforma della Pac e la promozione di un modello più sostenibile di agricoltura, declinato con accenti diversi ma con un comune riconoscimento del ruolo sempre più rilevante del settore biologico. Ma anche alcune questioni scottanti, dagli Ogm alla ratifica di Ceta e Ttip, fanno capolino qui e là.

Non sono più i tempi in cui le grandi organizzazioni dei coltivatori muovevano masse ingenti al voto e forse questo fattore, insieme a un’integrazione pressoché totale delle politiche di settore a livello europeo, spiega perché i partiti non sembrino concentrarsi troppo nell’immaginare il futuro dell’agricoltura.

Ma su cosa punta chi invece vi investe più risorse? Vi lasciamo alla seconda parte del nostro studio per scoprirlo!

Clicca qui per consultare tutti i programmi ufficiali

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

 

 

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