Africa: piccola rivoluzione al sapore di luppolo

Si sta compiendo una piccola rivoluzione. In Africa. No questa volta non vi parleremo dei 10000 orti che Slow Food sta coltivando in oltre 20 Paesi africani (scopritene di più qui), ma di una scommessa, della sempre coinvolgente storia di Davide contro Golia.

Proveniente dalle Mauritius, il signor Olsen a 37 anni è l’orgoglioso proprietario di un micro birrificio, che ha ironicamente deciso di chiamare Flying Dodo Brewing Company. Si, perché da oltre 40 anni l’unica birra ampiamente distribuita alle Mauritius è la Phoenix Lager. Ma cosa può un dodo contro una maestosa fenice? L’amore del signor Olsen per la birra inizia dopo il liceo, quando con alcuni amici decide di fare il giro dell’isola a caccia delle tipologie di birra in commercio. Ma è durante gli studi all’estero che l’idea di diventare un produttore di birra ha cominciato a fermentare. Così una volta tornato a casa decide di fondare la Flying Dodo Brewing Company. La prima attività è il Lambic Beer House, un ristorante e un negozio di birra che dal 2009 importa più di 400 birre. «Mauritius è un buon posto per iniziare un business.

Certo, qualche inciampo capita, ma l’opportunità di fare qualcosa partendo da zero, senza che nessuno ancora ci abbia provato, è un’occasione che in Europa è più difficile da cogliere». Il mercato in tutta l’Africa è dominato da società del calibro di Sab Miller e Guinness ma Olsen è fiducioso. Nel 2011 decide di spingersi più in là e di aprire la sua prima fabbrica di birra, investendo 2,5 milioni di dollari nel progetto. Con il tempo il fondatore della Flying Dodo e il suo team acquisiscono esperienza nella creazione di concetti, approvvigionamento delle materie prime e accesso a personale esperto. Olsen fa il botto e la voce si sparge nel continente. Viene contattato da alcuni imprenditori dell’Africa orientale, per replicare il modello Flying Dodo: Olsen non è geloso e ha aiutato ad avviare cinque progetti simili, mettendo a disposizione la tecnologia da lui sperimenta con la prima attività. Con l’obiettivo di esportare la passione per la birra artigianale. «Si tratta di un mercato di nicchia che vuole rimanere tale. L’idea non è quella di espandere la produzione ma di portare una rivoluzione in tutta l’Africa. Vogliamo che la gente veda quello che abbiamo fatto qui e sfrutti le nostre conoscenze per replicare un modello sano e indipendente di economia».

Ogni mese il birrificio inventa una nuova tipologia di birra. Alc, Ibu e Plato sono solo alcune delle ultime invenzioni. La birra Flying Dodo piace anche perché, come tutte le cose migliori della vita non è fermentata. Noi non possiamo che augurare buona fortuna a questo pioniere africano e augurarci di brindare con lui e le sue birre!

Letizia Morino
l.morino@slowfood.it

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