Addio a Gian Carlo Trabucco, il teleoperatore amico della Chiocciola

Non riesco a dirgli addio, non riesco ancora a immaginare che curvo dietro una telecamera non scorgerò più la sagoma di Gian Carlo Trabucco. Non ha vinto la battaglia contro un male terribile.

L’ho saputo pochi minuti fa e sono ancora in una dimensione di oblio. In modo confuso riaffiorano alla mente ricordi delle tante manifestazioni di Slow Food fatte assieme, delle interviste organizzate per numerose trasmissioni in tanti angoli di quel Piemonte che conosceva bene e amava.

Professionalmente impeccabile, ha saputo portare avanti con onore il mestiere del papà Alessio. Ma di lui ricordo soprattutto la disponibilità, la discrezione con cui riusciva ad armonizzare al meglio il contesto da riprendere e le esigenze dell’intervistato e del giornalista per cui lavorava. Perché Gian Carlo era apprezzato e conteso da giornalisti di ogni testata.

Quando vedevo arrivare la Fiat Multipla e scendere Gian Carlo e sua moglie Paola, stupenda compagna di vita e lavoro, il mio cuore si rallegrava. Ero sicuro che il servizio sarebbe andato bene. Sapeva trovare la soluzione anche nei casi più difficili, con garbo, con quella gentilezza che faceva parte del suo animo e riusciva a rasserenare chi gli stava attorno. Per questo tutti quelli che l’hanno incontrato per lavoro gli hanno voluto bene.

Con la telecamera, nonostante la sua giovane età, ha saputo raccontare con delicatezza e precisione molti momenti della storia della nostra associazione. Riusciva persino a vincere, con un sorriso, la reticenza di Carlo Petrini per le riprese.

È stata una fortuna lavorare con Gian Carlo. Si scherzava molto, si sdrammatizzavano la quotidianità e le ansie di un mestiere che richiede velocità, precisione e prontezza. Con lui non si parlava solo di lavoro, ma di musica, del nostro territorio, di contadini e trattorie. Due mondi che conosceva bene e di cui aveva grande ammirazione. Si parlava anche di calcio, ma poco, perché lui era dell’Inter. Ecco, questa è l’unica cosa su cui non andavamo d’accordo. Un abbraccio Gian Carlo, amico mio.

 

Valter Musso e l’Ufficio Stampa di Slow Food Italia

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