Acqua

Prosegue il nostro viaggio nelle parole per festeggiare i trent’anni di Slow Food in Italia. Ogni sabato vi presenteremo una parola simbolo dell’associazione e ne ripercorreremo insieme la storia. La parola di oggi è acqua.

«L’acqua va dove vuole».

Dove vorrebbe andare l’acqua? L’acqua vuole andare da chi ha sete. Perché l’acqua ha un obiettivo strano: trasformarsi. Non è come tanti altri esseri viventi, il cui obiettivo è riprodursi. L’acqua vuole diventare qualcos’altro. Vuole diventare tutto quel che di vivo esiste al mondo: il 70% del corpo umano è acqua, l’85% di una mela è acqua, il 95% di una medusa o di un pomodoro è acqua. Tutto quel che è vivo, in qualche modo, ha sete, persino i pesci…

Per questo l’acqua è un bene comune. Non perché sia scarsa, o perché sia preziosa, o perché stia per finire. SF0055842L’acqua è un bene comune perché è essenziale alla vita. E se una cosa è essenziale alla vita non può essere messa in vendita. Il signor Libero Mercato questo dovrebbe capirlo facilmente, proprio perché si chiama Libero di nome. Se una cosa è essenziale alla mia vita, comprarla o no non può essere una libera scelta. È un obbligo. E che libertà ci sarebbe dunque per il signor Libero Mercato, se qualcuno fosse costretto all’acquisto, perdendo ogni libertà, mentre qualcun altro fosse autorizzato alla vendita, ricevendo tutto il potere? No, non si può fare, l’acqua non si vende, lo capirebbe anche un bambino.

L’acqua ai bambini vorrebbe arrivare bella pulita, in modo da non farli ammalare. Perché è inutile donare il latte in polvere ai Paesi poveri se poi lo si deve sciogliere in acqua contaminata. Ma per arrivare bella pulita e sana l’acqua ha bisogno di due cose: che nessuno la inquini e che qualcuno costruisca un po’ di infrastrutture. E in tanti Paesi non succede né una cosa né l’altra. Le persone alle quali è negato l’accesso all’acqua potabile sono moltissime, più di quelle che non si alimentano a sufficienza.

E dove non vorrebbe andare, invece, l’acqua? Non vorrebbe andare in guerra, per esempio. Non vorrebbe passare in certi campi coltivati, di cui raccoglie i residui chimici per portarli con sé, direttamente nei fiumi, oppure più in profondità nella terra, fino a contaminare le sue stesse riserve. Non vorrebbe passare accanto a certe industrie che usano ogni corso d’acqua come se fosse uno scarico fognario. Non vorrebbe passare, come pioggia o neve, attraverso l’aria inquinata di certe città, raccogliendo particelle di qualsiasi cosa e portandole giù con sé. Lei vorrebbe essere solo veicolo di vita.

È questo che pensa l’acqua mentre continua il suo percorso. E quando arriva nei fiumi e nei laghi non diventa solo un nutrimento, diventa anche una casa. Allora si preoccupa ancora di più. Perché se è una casa sporca, i suoi ospiti staranno male. Perché i suoi ospiti non abitano quella casa come noi abitiamo le nostre. I suoi ospiti si nutrono della loro casa, vivono non solo nell’acqua ma dell’acqua.

E poi c’è il mare. L’ultima, e poi di nuovo la prima, trasformazione. Qui lei si trasforma perché un nuovo elemento entra nella sua costituzione. Quando glielo raccontavano, le rocce da cui era sgorgata, non ci credeva. Parlavano di un loro parente, un minerale con il quale prima o poi si sarebbe unita. E ora eccolo lì, il sale, che improvvisamente la cambia, la rende inadatta a essere bevuta, eppure adattissima ad accogliere così tante forme di vita.

Le sue memorie d’acqua dolce le sono preziosissime. Sa bene che, adesso che è salata, rappresenta il 98% dell’acqua del pianeta, e sa bene che anche in questo mondo salato i problemi sono tanti, e sono arrivati tutti da terra, o dall’aria e quasi sempre condotti a destinazione da lei. Ma quando pensa a quel 2% d’acqua dolce, così prezioso e così in pericolo, quando pensa ai fiumi, ai laghi, ai ghiacciai e pensa che tutti insieme, loro, pur unendo tutte le loro forze non sono che il 2% dell’acqua del pianeta le vengono le vertigini, e anche un po’ di rabbia. Perché da quel 2% dipende la vita degli abitanti della terraferma, che siano persone o mais, vermi o conigli. E l’unico modo per difenderlo è prendersene cura tutti insieme. Invece non lo stanno facendo e lei l’ha capito, perché quando è arrivata al mare, anche se la stavano attendendo con gioia, l’hanno guardata come se portasse brutte notizie.

(Cinzia Scaffidi, L’acqua va dove vuole. E ha un obiettivo strano: trasformarsi, Slow, n. II/2013, pp.12-15)

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