A Cerea tutto un altro vino

Se riuscite a desistere dalla allegra baraonda del Vinitaly, concedetevi una pausa a Cerea per Vini Veri, Vini secondo natura che fino a sta sera (7 aprile) ospita ben 155 produttori da Italia (94), Francia, Germania, Austria, Spagna, Ungheria, Portogallo, Slovenia. Tra essi una corposa presenza di associati a Renaissance des Appellations, l’associazione creata da Nicolas Joly che raccoglie vignaioli biodinamici da tutta Europa e diversi Paesi in altre parti del mondo.
Insomma una bella occasione per incontrare, anzi conoscere, vignaioli e produttori agroalimentari che in comune hanno un vivo «rispetto della terra, degli equilibri della natura, della diversità delle colture e delle tradizioni, dei paesaggi». Niente di più slow.
Il titolo della manifestazione è già chiaramente una dichiarazione di intenti: ad accogliervi troverete dunque solo produttori che lavorano secondo una filosofia e metodologia produttiva che va oltre la certificazione biologica europea, con l’obiettivo di fare vino senza l’uso della chimica di sintesi in vigna e senza l’uso di addizioni e stabilizzazioni forzate in cantina. E in effetti si respira tutt’altra atmosfera rispetto alla fiera veronese: fin dall’ingresso la sensazione è di grande rilassatezza (e oggi è domenica), famiglie con bambini, produttori ben disposti, chiacchiere distese e degustatori in maniche di camicia. I nomi sono quelli più noti nel panorama dei vini naturali, si va dal piemontese Capellano ai Custodi dell’Etna, passando per Altura dall’Isola del Giglio, la Tenuta Dettori di Sennori fino a Weingut Busch con i suoi imperdibili riesling della Mosella.
E tra un banco di degustazione e l’altro state certi che oltre al vino troverete le persone, le loro storie, un entusiasmo coinvolgente e tante idee. Come Giovanna della Cascina delle Rose (che tra l’altro ospita un agriturismo immerso in un panorama mozzafiato a Barbaresco) che ci racconta della caccia notturna alle nottule (bruchetti mangia viti), ben conosciute in Piemonte come le gate: «Il caldo di marzo intervallato da giornate più fresche ha creato le condizioni ideali. Le gemme sono ancora tenerelle e le nottule ben ringalluzzite dal ricco bottino. Così la sera ci armiamo di torce e pazienza e andiamo a liberare le nostre viti da questi ospiti poco gradevoli, e men che meno graditi». Tutto a mano, niente pesticidi e soprattutto un bell’esempio per chi invece segue la logica del tutto subito e inonda vigne con insetticidi e schifezze varie: «Da noi ci sono ancora le api» ci racconta con una certa soddisfazione Giovanna che preferisce comunque le zanzariere ai veleni che sul momento forse ci rendono più semplice la vita, ma che hanno un prezzo che non vorremmo dover pagare.

E in questo contesto (che ci sta come il Montepulciano con gli arrosticini) ci siamo goduti la presentazione di Resistenza Naturale, l’ultimo lavoro di Jonathan Nossiter presente all’ultimo Festival di Berlino. Ve ne abbiamo parlato in lungo e in largo qui, con una bella intervista di Fabio Giavedoni al regista. Aggiungiamo che la presentazione è stata in linea con l’ambiente e le nostre aspettative: un bicchiere di vino e due chiacchiere tra amici (alticci).
Gli intenti però sono seri: mettere in evidenza difficoltà e problematiche, con un dibattito che speriamo porti alla soluzione dei travagli di chi sceglie di proporre un prodotto che esula dalle logiche meramente commerciali per incaponirsi a coltivare la terra in modo del tutto naturale. Con Jonathan c’è Stefano Bellotti, uno dei vigneron protagonisti del documentario: «In Occidente il mondo rurale è stato completamente spazzato via, un fenomeno socio economico senza precedenti. La popolazione agricola attiva in Italia negli anni Sessanta era del 60%, oggi siamo al 3%. E non so se si possano definire contadini quelli attuali, oppure operatori chimico-meccanici. Non esiste più la cultura rurale, contadina e le conseguenze le paghiamo tutti. E così le nostre storie di agricoltori resistenti diventano storie speciali, di chi ha puntato i piedi per riprenderersi il suo spazio. Perché siamo convinti che la rinascita dell’umanità deve necessariamente passare per l’agricoltura naturale».
Un discorso che ben si adatta al mondo del vino trasformato dal mercato in bene di lusso e consumo, di fatto cancellando la coscienza dell’atto agricolo che invece ci sta dietro. E il vino è la locomotiva che sta trascinando tutto il comparto agricolo verso un nuovo (vecchio?) corso «E ne sentiamo tutta la responsabilità» conclude Stefano.
Il film esce in Italia il 29 maggio

Per info
www.facebook.com/pages/Resistenza-Naturale  

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it 

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