L’amaca di Michele Serra del 16 aprile 2016

«Il piacere è un diritto di tutti, non solo dei ricchi», dice Carlo Petrini festeggiando i trent’anni di Slow Food. Non credo esista una frase più autenticamente e profondamente democratica, più di sinistra. Di conseguenza l’equivoco sull’elitarismo di Slow Food, e più in generale sullo “snobismo” di chi, in epoca di massificazione, si batte per la qualità e la bellezza, è schiettamente di destra.

Niente è più classista che ritenere le masse immeritevoli, in quanto tali, di un salto di qualità. Il populismo è antipopolare: benedicendo il popolo “così com’è” gli nega il diritto all’emancipazione, alla cultura e al piacere.

Petrini è la smentita vivente dello stupido luogo comune sul radicalismo come vezzo intellettuale delle élite. È radicale, ma non è per niente chic. È un contadino. Dei contadini ha l’eleganza ruvida e l’assenza di fronzoli nelle relazioni umane. È socialista: difende le comunità agricole del pianeta dalla morte sociale e dalla morte identitaria (esiste anche la biodiversità delle persone), le mette in rete, con Terra Madre ha creato una vera e propria Internazionale contadina, migliaia di ragazzi (soprattutto ragazzi) che credono nel lavoro, nella natura, nello spirito di comunità. È uno dei pochissimi casi nei quali la sinistra ha vinto.

Anche per questo leviamo il calice.

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