Semaforo alimentare: giù i consumi di parmigiano reggiano e prosciutto di Parma

Ve lo ricordate il semaforo alimentare introdotto in Gran Bretagna nel 2013?

Stiamo parlando del sistema per schedare i prodotti in base ai contenuti di zuccheri e grassi. In pratica è un grafico, che può avere la forma di un cerchio suddiviso in cinque spicchi. In ciascuno di questi spicchi è indicato un valore nutrizionale: calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale. A ciascun valore è associato un colore: se rispetto a 100 grammi di quel prodotto ci sono più di 12,5 grammi di zucchero, ad esempio, lo spicchio avrà fondo rosso. Se tra 5 e 12, 5, ambra. Se meno di 5, verde. Prevedeva profetico Carlo Petrini quando la misura fu adottata nel Regno Unito: «Si continua a insistere solo sul peso, sulle calorie calcolate e sui grammi di nutrienti e poco importa se di quel prodotto uno non ne consuma 100 grammi in una volta e nemmeno al giorno, così come nulla importa della varietà dell’apporto di nutrienti e delle scelte non aritmeticamente misurabili. Io mi chiedo, quale educazione alimentare dovrebbe ancora servire se basta uno sguardo alle luci del semaforo per scegliere? Immagino che molti penseranno: nessuna. Si dirà: educare è un processo lungo, mentre qui siamo in emergenza, qualcosa andava fatto. E chi lo nega? Solo che adesso oltre che un percorso lungo educare apparirà inutile. Perché spiegare che certo, un ottimo prosciutto di Parma ha pressoché tutte le luci rosse, eccettuati forse gli zuccheri, ma questo non ne fa affatto un prodotto da evitare, bensì da consumare con piacere e gusto nell’ambito di una dieta bilanciata da giusti apporti di fibre e altri nutrienti di origine vegetale, risulterà troppo lungo e complicato, rispetto a scegliere solo etichette verdi!».

Previsione azzeccata, visto che a pagarne le conseguenze, tra gli altri, sono due prodotti simbolo della nostra cultura gastronomica: il prosciutto di Parma e il parmigiano reggiano con una riduzione di quote di mercato rispettivamente del 14% e dell’11% tra il 2013 e il 2015.

Ad affermarlo uno studio dell’istituto Nomisma su dati Nielsen Uk e che conferma come questa genialata del semaforo sia per di più «in contraddizione con una scelta strategica europea, che è quella di spingere sulla qualità dell’agroalimentare rafforzando Dop e Igp», ha sottolineato il ministro italiano Maurizio Martina che, in maniera piuttosto irrituale, ha presentato lo studio durante in una conferenza nella sala stampa italiana del Consiglio Ue insieme ai presidenti di Federalimentare e Coldiretti.

Sono anni che l’Italia chiede che l’Unione europea INTERVENGA per bloccare questo sistema di etichettatura che ben poco spiega del prodotto. Oltre a non dire niente di storia e tipo di produzione, si limita a segnalare i contenuti di grassi, sali e zuccheri in assoluto senza offrire indicazioni sul consumo. E alla fine questo sistema finisce per escludere dalla dieta alimenti sani e promuovere, al contrario, le bevande gassate senza zucchero, dando ai consumatori informazioni incomplete se non fuorvianti. Luce verde per la soda light e rosso per l’olio di oliva. E quindi una bibita senza zuccheri piena di edulcoranti di sintesi e colorante caramello E 150 D, riconosciuto come cangerogeno dall’Oms viene indicato più sano dell’olio d’oliva notoriamente conosciuto per i suoi benefici effetti sul sistema cardiovascolare (se non lo bevete a litri naturalmente).

Il nostro ministro ha dunque chiesto di porre la questione tra i punti della discussione del Consiglio Ue Agricoltura. «Portogallo, Spagna, Romania, Slovenia, Cipro e Grecia hanno appoggiato la nostra richiesta e sul tema c’è una certa sensibilità da parte dei francesi», ha spiegato il ministro secondo cui si tratta «di un tema europeo e non italiano».

«Chi di noi consuma 100 grammi di Parmigiano Reggiano al giorno? – scriveva Petrini –  Ecco, basterebbe questa domanda a svelare che il semaforo non è uno strumento realmente corrispondente al bisogno del consumatore, cui servono invece educazione e recupero di valorialità del cibo, nel quadro di un equilibrio che non è il prodotto di un automatismo (bollino verde-compro-mangio), ma il frutto di una maturità che tiene conto di caratteristiche personali, tradizioni, fabbisogno calorico individuato persona per persona, gusto, stagionalità, tipicità, qualità e sicurezza. Per questo, il pur volenteroso sistema di colori non può che apparire come la punta più avanzata di un modello di consumo del cibo che deprime la viceversa fondamentale importanza del nutrimento (che è ben lungi dall`essere solo benzina per il nostro motore) in virtù di una perdurante perdita di capacità e opportunità di scelta da parte dei cittadini. E questo non ci pare davvero accettabile.»

E speriamo che l’Unione europea gli dia retta…

Fonte: euronews.it

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